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Pagheranno caro, pagheranno tutti, tuonava Visco a proposito dei commercianti che non emettono lo scontrino, promettendo loro la chiusura dell’esercizio alla prima violazione. Pochi giorni dopo, arriva il contrordine: di scontrini non emessi, ce ne vorranno almeno tre. La finanziaria 2007, passerà alla storia per i repentini cambiamenti di rotta che l’hanno costantemente caratterizzata. Ieri, dopo aver seminato il panico fra gli operatori del settore per settimane, è arrivato il dietrofront sulla famigerata tassa di soggiorno, seguito dalla retromarcia sui tagli alla ricerca dopo le minacciose proteste del Premio Nobel Rita Levi Montalcini, poi è arrivata l’ennesima versione, almeno la decima, della tassa sui SUV, nel mentre diventata un generico inasprimento dei bolli auto. Che dire poi della babele sulla tassa di successione: sarà ripristinata, sì, no, solo da 250mila euro, no da 180mila, alla fine viene comunque reintrodotta. E la rivoluzione delle aliquote che avrebbe dovuto far piangere i ricchi? Un febbrile balletto di cifre, sfociato in aumenti che partono già da 30mila euro di reddito. Il festival dell’indecisione era iniziato a luglio, con il ritiro del promesso aumento dell’IVA sul cioccolato seguito dal tiramolla sulle licenze dei tassisti. Una sequela impressionante di tentennamenti, ripensamenti, dietrofront che denotano solo una cosa: l’assoluta mancanza di una qualsivoglia strategia da parte di un governo tenuto in piedi da una variopinta coalizione, accomunata unicamente dall’odio antiberlusconiano.

Arriva dal governo la conferma dell’adeguamento dei valori catastali a quelli di mercato, con conseguente aumento, in molti casi raddoppio, dell’Ici. Il provvedimento, fortemente voluto dal dracula rosso Visco, andrà a colpire tutti i proprietari di casa, ma ovviamente penalizzerà in misura maggiore chi è più povero. Per contro, i proventi di affitti verranno tassati con una aliquota secca del 20% che non essendo progressiva è estremamente iniqua. Il governo fà un bel regalo ai ricchi multiproprietari di case, che si ritroveranno imposte dimezzate, ad esempio con un reddito oltre 100.000 euro il prelievo passerà dal 43% al 20%. Tutto questo con la scusa della lotta all’evasione, peccato che l’unico modo di far emergere il nero sulle locazioni è quello di rendere deducibile quanto pagato per l’affitto, aiutando tra l’altro, chi fatica a pagare affitti sempre più salati. E’ questa la giustizia sociale promessa da Prodi?

Finisce a tarallucci e vino tra Bersani e tassisti con quest’ultimi che esultano per la vittoria. Questo finale tragicomico svela il vero scopo del decreto, alzare una cortina fumogena sul decreto Visco e sulla enorme quantità di provvedimenti illiberali e punitivi che contiene a partire dalla schedatura di ogni movimento bancario, prerequisito fondamentale per l’introduzione della famigerata patrimoniale che prima o poi Visco, il dracula rosso, ci regalera’.

Il comando generale avvisa i cinque più alti ufficiali delle fiamme gialle lombarde del trasferimento in blocco. Il pool della Gdf milanese commise l’errore di indagare sui conti segreti all’estero del numero uno di Unipol Consorte e intercettò le conversazioni del segretario Ds Fassino (E allora siamo padroni di una banca?). Finalmente non ci sara’ piu’ alcun ostacolo al completo insabbiamento dell’inchiesta da parte dei compagni magistrati della procura di Milano.
Quello di Visco e’ un attacco gravissimo alla democrazia, ma che sgombra il campo da ogni dubbio sul tipo di regime che i compagni stanno instaurando.

Tra le pieghe del decreto Visco, nel silenzio assoluto, si trova che ogni banca o intermediario finanziario dovrà rendicontare elettronicamente all’Anagrafe tributaria ogni minimo movimento di denari, tutto tranne i bollettini postali inferiori ai 1.500 euro. Controllati e schedati, il vecchio sogno sovietico finalmente realizzato dai compagni nostrani. Dieci anni di stronzate burocratiche sulla privacy vengono sotterrate da un decreto del governo.

Imprese e società immobiliari non possono più detrarre l’Iva sugli immobili acquistati e sui canoni di locazione dei fabbricati in affitto. Il cambio di regime fiscale non si applica solo alle nuove transazioni immobiliari, ma anche a quelle avvenute negli ultimi cinque anni. Il vecchio regime prevedeva che sulle transazioni immobiliari si pagasse l’Iva al 20 per cento che veniva, poi, riassorbita totalmente con una detrazione d’imposta in dieci anni. In parole povere, chi ha comprato ieri un immobile ed aveva fatto un piano finanziario che prevedeva il riassorbimento dell’Iva, oggi si ritrova a pagare quella parte dell’Iva che si era già detratta in tre rate nei prossimi tre anni. Questa incredibile iniziativa svela la vera natura autoritaria ed illiberale di personaggi come Bersani e Visco che si definiscono ex comunisti, ma forse e’ meglio levare il suffisso.

Mentre tutti gli organi d’informazione d’Italia fanno a gara per vedere chi è piu’ filo governativo il ministro Fisco continua l’opera di oppressione fiscale e burocratica. L’ultimo trovata e’ l’aumento dell’IVA su cioccolata caramelle e affini dal 10 al 20%, ma forse e’ ancora peggiore la revisione del meccanismo di tassazione delle stock option. La norma che dovrebbe far rientrare la tassazione sulle stock option nel meccanismo della tassazione da reddito da lavoro portando le attuali aliquote da capitale gain del 12,5% (per ora) anche al 43%. Complimenti compagno Fisco.