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Una volta, per aspirare ad un buon posto di lavoro, occorreva una buona laurea, possibilmente ottenuta con il massimo dei voti, meglio se seguita da un master di specializzazione. I tempi sono cambiati, oggi la figura professionale più ricercata è quella dell’ex terrorista, rigorosamente di sinistra, possibilmente con uno o più omicidi all’attivo, meglio se di poliziotti o carabinieri. E così che il democratico ufficio di collocamento ulivista, dopo aver assicurato al deputato assassino D’Elia un prestigioso posto di segretario della Camera, sistema l’ex brigatista Susanna Ronconi al Ministero della Solidarietà Sociale. La pluriomicida signora, lavorerà per la consulta nazionale delle tossicodipendenze alle dipendenze del Ministro rifondatore del comunismo Ferrero che ha fatto carte false per averla tra i suoi collaboratori. Grazie ad un curriculum di tutto rispetto, fatto di omicidi, rapine e gambizzazioni, l’ex brigatista Roberto Del Bello era già stato messo in forza al Ministero dell’Interno, cuore di quello stesso stato che i rivoluzionari rossi volevano abbattere, andando a ricoprire il prestigioso ruolo di segretario particolare del viceministro Francesco Bonato. Purtroppo questa sinistra agenzia per l’impiego, non opera solo nei palazzi romani, ma è capillarmente presente in tutta Italia. Ovunque ci sia una illuminata giunta di centrosinistra, i posti per gli sterminatori rossi non mancano mai, come dimostra la presenza al comune di Roma della già condannata a 43 anni per associazione sovversiva, Silvia Baraldini. Lorenzo Conti, figlio del Sindaco di Firenze assassinato il 10 Febbraio 1986, ha tentato, facendo anche uno sciopero della fame, di denunciare questa vergogna nazionale, ma è stato completamente ignorato dalle istituzioni complici di questo infame ufficio di collocamento per assassini.

Sergio D’Elia, ex terrorista rosso già condannato per l’omicidio di un poliziotto attualmente parlamentare della sinistra, in visita al carcere di Pordenone snocciola con soddisfazione i numeri dell’indulto: 21.126 detenuti usciti dalle carceri, 37.620 quelli rimasti ancora dietro le sbarre. Per azzerare la popolazione carceraria ecco la ricetta D’Elia: legalizzazione delle droghe leggere, depenalizzazione dei reati commessi da tossicodipendenti e dulcis in fundo «la più grande amnistia della storia repubblicana». Probabilmente il deputato assassino non e’ completamente soddisfatto delle conseguenze del gesto di clemenza fortemente voluto da lui e dai suoi compagni, non gli e’ bastato lo spaventoso incremento del numero di scippi, rapine e furti dall’entrata in vigore dell’indulto, la sua sete di giustizia non e’ stata sufficientemente saziata dall’aver garantito l’impunità a migliaia di delinquenti che in carcere non entreranno mai. Dall’alto della sua autorità morale conferitagli dai compagni che lo hanno votato, vuole di piu’.

La giustizia in mano ad un balordo. E’ stato denunciato per traffico di droga, porto abusivo di armi, fabbricazione di bombe, violenze, lesioni: il neo onorevole Farina è il vicepresidente della Commissione Giustizia. Ha fatto scalpore il caso di Sergio D’Elia, già terrorista di Prima linea ed ora segretario d’aula a Montecitorio. Ma il centrosinistra e’ andato ben oltre, ha nominato numero due dell’ organismo che fissa le regole per i magistrati un uomo che ha messo insieme una fedina penale di quattro pagine. Sembra una barzelletta, invece è tutto vero.

Sergio D’Elia ex membro dell’organizzazione terroristica di sinistra Prima linea, condannato a 25 anni di carcere per l’omicidio del 1978 a Firenze dell’agente di polizia Fausto Dionisi, non solo è diventato deputato ma è stato pure eletto martedì segretario di presidenza della Camera dei deputati. Questa nomina rappresenta una grave provocazione e un’offesa nei confronti dello Stato di diritto, oltre che dei familiari dell’agente Dionisi barbaramente ucciso.