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Il subcomandante Fausto, pizzicato da Vittorio Feltri ad usare l’aereo di stato per raggiungere l’esclusiva località turistica di Quiberon sulla costa bretone francese. Il sostenitore della repressione sovietica in Ungheria Giorgio Napolitano, pizzicato dall’europarlamentare Martin ad aver acquistato nel 2004 un biglietto low-cost Roma-Bruxelles al prezzo di 90 euro, ottenendo però un indennizzo di 800 euro. Mentre nel caso di Bertinotti non si può ravvisare nulla di illecito ma solo una grande, molto grande, questione di opportunità, nel caso di Napolitano si tratta di una vera e propria truffa. Su questi vergognosi fatti, la sinistra ha steso un democratico velo pietoso. Forse da chi ha sempre sostenuto la questione morale come priorità permanente ci si poteva aspettare un pò più di autocritica, ma in fondo sono solo compagni che sbagliano.

Dopo essere stato invitato alle celebrazioni del 50° anniversario della rivolta di Budapest e dopo aver preso atto delle vibranti proteste che questo invito ha suscitato in Ungheria, Napolitano prova a farsi perdonare ma rimedia solo una figuraccia da vile opportunista. Il mea culpa recita cosi’: “Sui fatti d’Ungheria Nenni aveva ragione”. Un po’ poco caro Presidente, certo che Nenni aveva ragione ma il fatto e’ che lei aveva torto. Un sincero pentimento avrebbe portato a parole di condanna verso chi, come lei e i suoi compagni di partito comunista, dal dopoguerra in poi ha sempre sostenuto Stalin e i suoi crimini e da quel regime riceveva soldi sporchi di sangue, ma forse era chiedere troppo e per questo continuera’ a non rappresentare tutti gli italiani ma solo una parte.

A chi ritiene che Napolitano non può essere definito “comunista”, ricordo che nel 1956, all’indomani dell’invasione dei carri armati sovietici a Budapest, mentre Antonio Giolitti e altri dirigenti di primo piano lasciarono il Pci, Napolitano arrivò a bocciare con durezza questa scelta dell’esponente comunista piemontese, profondendosi in elogi non solo di Togliatti, ma anche dei sovietici. L’Unione sovietica, infatti, secondo lui, sparando con i carri armati sulle folle inermi e facendo fucilare i rivoltosi di Budapest, avrebbe addirittura contribuito a rafforzare la «pace nel mondo».
In Ungheria il 23 ottobre 1956 operai e studenti diedero il via a una rivolta generale chiedendo il ritiro delle truppe sovietiche e radicali riforme. Il 2 novembre il capo del governo Imre Nagy proclamò la neutralità del Paese e chiese l’intervento dell’Onu ma il 4 novembre intervenne l’armata rossa che represse la rivolta dopo una resistenza eroica degli anticomunisti ungheresi che continuarono a combattere sino l’anno successivo: gli storici fanno una stima dei morti ungheresi che è tra le 25.000 e 50.000 persone oltre circa 7.000 soldati sovietici uccisi in combattimento. Negli anni seguenti tra le circa 2.000 esecuzioni dei condannati a morte vi fu quella di Imre Nagy; circa 250.000 ungheresi emigrarono per evitare persecuzioni politiche. Con l’avvento della democrazia in Ungheria la data del 23 ottobre è diventata festa nazionale.

Con soli 543 voti su 1009 il diessino Napolitano sale al Quirinale. Alla fine i cosacchi sono riusciti a portare i loro cavalli a bere nelle fontane di piazza San Pietro. L’elezione di un comunista alla Presidenza della Repubblica Italiana e’ lo spunto per aprire un blog che vuole essere solo un resoconto, un diario degli scempi che questa sinistra si sta avviando a compiere nel nostro paese.