You are currently browsing the category archive for the ‘Coop’ category.

…ma non si sbaglia mai. Il sospetto che questa finta liberalizzazione fosse da tempo pianificata in casa ds era alimentato dal ricordo della campagna sui prezzi dei farmaci realizzata quest’inverno da Coop e sostenuta dalle associazioni di consumatori amiche. Il fatto che, senza nemmeno aspettare la conversione in legge del decreto Bersani, sul sito Coop si trovi questo annuncio: “Sei un farmacista? Vuoi lavorare con noi? clicca qui”, non lascia alcun dubbio sulle intenzioni del governo. Peraltro non c’e’ alcun dubbio anche sul fatto che le coop ricambieranno il favore riversando fiumi di denaro sotto forma di pubblicita’ sui media, soprattutto locali, i quali, a loro volta, non potranno non avere un atteggiamento benevolo verso la sinistra.

Grazie all’apertura di una procedura di messa in mora contro l’Italia da parte della UE sollecitata dalla associazione di consumatori controllata dalle Coop, adiconsum, e sollecitata dai compagni Gruber e Giulietti all’europarlamento, il ministro Gentiloni puo’ annunciare lo slittamento al 2012 del passaggio al digiltale terrestre. Il centrosinistra porta indietro le lancette dell’orologio dell’innovazione tecnologica che creava piu’ canali, piu’ spazi, piu’ opportunita’ per tutti. Ora e’ solo questione di tempo e arrivera’ l’esproprio proletario per Mediaset e il regalo agli editori servi del regime De Benedetti e Mieli.

Sul corriere della sinistra leggo «Chi ha espresso soddisfazione per la decisone del governo per l’introduzione della vendita dei medicinali da banco nei supermercati sono le Coop che dallo scorso novembre avevano già lanciato la campagna “Farmaci più liberi, prezzi più bassi”». Ma va’ perfino il quotidiano comunista diretto da Mieli non puo’ nascondere l’evidenza. Quello che e certo e’ che le liberalizzazioni della sinistra colpiscono solo ceti e professioni, a torto o a ragione ritenuti «privilegiati» e, per questo, vicini al centrodestra. Mentre non si prendono in considerazione macroscopiche posizioni di rendita – si pensi alla grande industria, il sindacato, il pubblico impiego – dove la cultura del mercato ha cittadinanza ancora più incerta.