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La sinistra era riuscita a manifestare anche contro la finanziaria del governo Berlusconi che tagliava le tasse, ma questa volta supera ogni limite del ridicolo arrivando a manifestare contro se stessa. Infatti tra i duecentomila che sabato hanno sfilato a Roma contro la finanziaria del governo Prodi, c’erano anche diversi parlamentari della maggioranza, il leader di Rifondazione Giordano e ben quattro sottosegretari del contestatissimo governo. Una situazione comica che assume tratti paradossali quando si considera che due dei quattro sottosegretari di lotta e di governo hanno scritto la stessa finanziaria con il ministro Padoa Schioppa. Infatti il verde espropriatore proletario Paolo Cento è, del Ministero dell’Economia, addirittura viceministro, mentre il rifondatore del comunismo Alfonso Gianni è, sempre dello stesso dicastero, sottosegretario allo sviluppo. Visto che uno dei bersagli più colpiti dai manifestanti, era il Ministro del Lavoro, “Damiano servo dei padroni, Vattene” recitava uno degli slogan più gettonati, sarebbe molto istruttivo, soprattutto per chi ancora considera questo, un governo appena appena serio, poter assistere al prossimo Consiglio dei Ministri, dove contestati e contestatori saranno seduti allo stesso tavolo a decidere delle sorti del Paese.

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Erano gli anni bui del governo Berlusconi in cui il tiranno di Arcore affamava i bambini facendogli mancare il latte alla quarta settimana del mese, anni in cui le proteste del popolo erano forti e vibranti, ma qualcuno si distingueva per impegno e forza. Gli alfieri del cinema italiano, Moretti, Salvatores, Orlando e tanti altri registi ed attori consumavano scarpe e voce in estenuanti girotondi di protesta. Questa radiosa stagione ebbe il suo culmine con l’uscita, in piena campagna elettorale, di un capolavoro di propaganda: Il Caimano. Un impegno che pareva eccessivo, ma che trova una ragione d’essere nel fiume di denaro che, dal minculpop del regime, è pronto a defluire nelle loro tasche attraverso la proposta di legge del responsabile cultura della Margherita Andrea Colasio, che recita così: “Sarà destinata alle attività cinematografiche una quota pari al 3,5% del fatturato annuo degli operatori Internet derivante da traffico di contenuti video”. La sinistra salda il debito con i suoi servi con tanti saluti alla sospirata riduzione delle tariffe di accesso alla rete che resteranno le più care d’Europa e li ammansisce a tal punto che Nanni rifiuta un invito del compagno Pancho Pardi per una giornata di critica, ovviamente costruttiva e pacata, al governo Prodi, prevista per sabato 11 Novembre a Roma.

Corrado Guzzanti presenta alla Festa del Cinema il suo Fascisti su Marte, film, secondo i pochi critici non costretti a soggiacere ai dettami Veltroniani, mediocre e soporifero. Nonostante le pagliacciate dette da Prodi sulla presunta ostilità dei media nei suoi confronti, la sinistra controlla militarmente quotidiani e tv: Corriere, Repubblica, Stampa e 24ore fanno a gara su chi è più filogovernativo, in tv spadroneggiano solo personaggi apertamente schierati a sinistra: Santoro, Floris, Fazio, Mentana, Costanzo, solo per citarne alcuni. Di Celentano che riserva a Prodi un trattamento analogo a quello riservato a Berlusconi, non c’è traccia. Non parliamo poi della satira, scomparsa. Perfino Dario Fo, ammette, ospite della compagna Dandini, che non si può fare satira sulla sinistra al governo perchè sarebbe autolesionista. Fo, era quello che diceva: “Guai a quel paese che non sa ridere dei propri governanti, quando questo succede vuol dire che siamo in presenza di un regime”. Bravo Fo, hai proprio ragione, siamo in un regime, altro che Fascisti su Marte, Comunisti sulla Terra.

Il tradizionale spirito critico che ha sempre caratterizzato l’atteggiamento dei sindacati nei confronti delle leggi di bilancio, quest’anno è stato riposto nel cassetto, sostituito da un sorpredente spirito collaborativo. Strano, perchè la finanziaria di Prodi non aumenta le tasse solo ai cosiddetti ricchi, ma con gli aumenti dell’ICI, delle addizionali IRPEF, delle aliquote sui BOT, dei ticket ecc. ecc. penalizza proprio tutti, senza considerare che la mazzata sulle PMI metterà in ginocchio l’intera economia del paese. Questo atteggiamento sfacciatamente amichevole, stride con quello rabbioso delle grandi mobilitazioni contro le manovre del governo Berlusconi. Pochi giorni prima della presentazione della finanziaria, Prodi regala alla triplice 320 milioni di euro per la gestione delle pratiche di regolarizzazione degli immigrati e magicamente il terribile cane da guardia che azzannava il perfido Berlusconi, si trasforma in docile agnellino al servizio del buon pastorello Prodi.

Soprattutto D’Alema ma anche Prodi e Parisi non stanno piu’ nella pelle, vogliono giocare con i soldatini. I tre statisti si atteggiano a duri «Siamo pronti a partire; pronti a guidare la spedizione» dicono a gran voce con Mussoliniana fierezza dagli schermi di tutte le televisioni. Peccato che i rischi di questa missione siano altissimi, Francesi, Tedeschi e Inglesi lo hanno capito e si stanno defilando. Ma tant’è i novelli condottieri non vogliono rinunciare alla loro partita a Risiko. Vogliono distinguersi dall’odiato Berlusconi e dalla sua convinta politica estera filoamericana e filoisraeliana. Sfruttando l’attuale debolezza di Israele, la quale ha dovuto ammettere, nonostante abbia colpito duramente il Libano, di non essere riuscita a distruggere gli hezbollah, vogliono arrivare a mettere in difficolta’ Israele e Stati Uniti. Insomma alla sinistra la guerra piace solo se e’ contro Israele e l’occidente.

Ieri e’ stata approvata la prosecuzione della partecipazione italiana ad un nutrito pacchetto di missioni internazionali, tra le quali quelle in Iraq e Afghanistan dove tra l’altro sono cambiate le regole d’ingaggio passate da “peacekeeping” a “combat”. Al summit di Roma D’alema ha dato il suo placet ad una missione di pace in Libano che di pacifico ha solo il nome visto che dovra’ disarmare gli Hezbollah. Rispetto ai tempi del guerrafondaio Berlusconi lo scenario dell’impegno militare italiano non mi sembra particolarmente mutato, anzi. Ora mi chiedo, ma dove sono andati a finire i vari Bertinotti, Caruso, Agnoletto pacifisti doc che andavano a braccietto con chi voleva 10-100-1000 Nassirya, dov’e’ quel Pecoraro che tra una richiesta di ritiro dall’Iraq e l’altra sghignazzava con il suo amico pacifondaio Errani al funerale dei carabinieri caduti in Iraq, dove sono quei toccanti servizi giornalistici sulle atrocita’ commesse dai nostri militari e dai loro colleghi angloamericani, e quei simpatici cortei organizzati dalla triplice dove si inneggiava alla pace e all’articolo 11 della Costituzione? Che dire poi di tutte quelle belle bandiere colorate che sventolavano dalle finestre delle case di tanti italiani, non ne vedo piu’ una. Erano utili o idioti?

Rinvio a giudizio per Silvio Berlusconi, Fedele Confalonieri e altre 12 persone: questa la decisione della Procura di Milano per l’inchiesta sui diritti Mediaset. Dura la replica dell’azienda: «Non vi è stato nessun reato, né danno agli azionisti». Prosegue l’azione della magistratura come braccio armato della sinistra.