Pagheranno caro, pagheranno tutti, tuonava Visco a proposito dei commercianti che non emettono lo scontrino, promettendo loro la chiusura dell’esercizio alla prima violazione. Pochi giorni dopo, arriva il contrordine: di scontrini non emessi, ce ne vorranno almeno tre. La finanziaria 2007, passerà alla storia per i repentini cambiamenti di rotta che l’hanno costantemente caratterizzata. Ieri, dopo aver seminato il panico fra gli operatori del settore per settimane, è arrivato il dietrofront sulla famigerata tassa di soggiorno, seguito dalla retromarcia sui tagli alla ricerca dopo le minacciose proteste del Premio Nobel Rita Levi Montalcini, poi è arrivata l’ennesima versione, almeno la decima, della tassa sui SUV, nel mentre diventata un generico inasprimento dei bolli auto. Che dire poi della babele sulla tassa di successione: sarà ripristinata, sì, no, solo da 250mila euro, no da 180mila, alla fine viene comunque reintrodotta. E la rivoluzione delle aliquote che avrebbe dovuto far piangere i ricchi? Un febbrile balletto di cifre, sfociato in aumenti che partono già da 30mila euro di reddito. Il festival dell’indecisione era iniziato a luglio, con il ritiro del promesso aumento dell’IVA sul cioccolato seguito dal tiramolla sulle licenze dei tassisti. Una sequela impressionante di tentennamenti, ripensamenti, dietrofront che denotano solo una cosa: l’assoluta mancanza di una qualsivoglia strategia da parte di un governo tenuto in piedi da una variopinta coalizione, accomunata unicamente dall’odio antiberlusconiano.

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