Il Ministro del Lavoro Cesare Damiano, dopo la dura contestazione subita durante il corteo contro la precarietà, manifesta il suo disappunto sottolineando come «quel linguaggio ricordi il periodo buio degli anni ’70». Apriti cielo! Le parole di Damiano sono suonate, per una parte della sinistra, come un’insanabile offesa alla gloriosa stagione rivoluzionaria della P38, tant’è che il Ministro Paolo Ferrero si sente in dovere di intervenire, non per esprimere al collega una ovvia solidarietà, ma per difendere i radiosi anni di piombo, dagli indegni attacchi dell’ex segretario della Fiom piemontese. «Penso che quelli siano stati gli anni più importanti del secondo Dopoguerra. Quelli che hanno cambiato di più e meglio la nostra società», queste le sconcertanti parole in difesa di una stagione che ha visto scorrere il sangue a fiumi, con centinaia di poliziotti, carabinieri, magistrati, sterminati in nome della dittatura del proletariato, decine di giovani barbaramente trucidati al grido di uccidere un fascista non è un reato. Certo, questo spirito è coerente con la strategia di riabilitazione e santificazione dei protagonisti della lotta armata, messa in atto dalla sinistra da quando è al governo, dalla grazia a Bompressi alla liberazione della Baraldini, passando per la nomina di svariati sanguinari ex-terroristi nei posti chiave delle istituzioni.

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