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Dopo che si sono bevuti la balla degli oltre quattro milioni di votanti alle primarie dell’Unione, dopo che hanno creduto alle balle di Prodi che non avrebbe mai aumentato le tasse, il popolo della sinistra ha confermato la propria fama di popolo di c….reduloni. Il DVD con il film di Deaglio sui presunti brogli orditi dall’allora Ministro degli Interni Pisanu, è andato a ruba. Migliaia di compagni si sono precipitati nelle edicole italiane per comprarsi, alla non modica cifra di 17 euro, quello che nelle intenzioni del direttore di “Diario”, doveva essere il suo sommo capolavoro, l’opera che lo avrebbe consacrato nell’Olimpo dei grandi giornalisti di inchiesta, ma che invece si è rivelata come una delle più grandi bufale degli ultimi anni, talmente grande che l’ex lottacontinuista è stato indagato dalla Procura di Roma, per diffusione di notizie false e tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico. Sembrava strano, per non dire demenziale, che qualcuno potesse manomettere le urne per poi uscirne comunque sconfitto, ma dopo aver visto il film, la natura falsificatoria era evidente. Una montatura basata sul nulla, sorretta soltanto dall’ignoranza dei meccanismi con i quali avvengono gli spogli e i conteggi delle schede elettorali, che ha solo evidenziato come l’unico modo di falsificare le elezioni, sia quello di fare ricorso ad abili e addestrati scrutatori, che, come spiega bene un certo Claudio Velardi, alla sinistra non mancano di certo. Infatti, l’ex consigliere politico di Massimo D’Alema, in un libro rivela il suo addestramento di giovane comunista addetto allo scrutinio elettorale, descrive come venne istruito a tenere «uno spezzone di matita tra il medio e l’anulare», da usare «alla prima scheda bianca intercettata». Ora un riconteggio, come richiesto fin dall’inizio da Berlusconi, diventa un obbligo tassativo, e forse solo allora, i c….reduloni la finiranno di credere alle favole e ai complotti.

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Il sito Cultura Cattolica è stato oscurato da hacker ignoti dopo essere stato additato dall’organo ufficiale del laicismo nazionale, la Repubblica, come oscurantista ed omofobico. Quando la libertà di pensiero fa paura, quando si ostacola il processo di distruzione della famiglia naturale, quando si osa opporsi al nichilismo imperante, allora meglio ingaggiare o aizzare qualche hacker, che mette a tacere le voci di dissenso al pensiero unico laicista di Scalfari e compagni. Agli autori del sito, vittima del vile attacco, và tutta la mia solidarietà. Questo l’articolo incriminato:

Lino Banfi, interprete di Nonno Libero, nella fiction televisiva “un medico in famiglia”, ci ha lentamente abituati con la sua aria sorniona, alle famiglie “aperte”, dove regna l’allegria, la mancanza della mamma è surrogata da nonni e tate premurose, dove il padre si sposa la zia e insieme spariscono per lunghi mesi, lasciando la famiglia nelle mani di questo instancabile nonno, che denigra la scuola libera, inneggia al sindacato come risolutore di tutti i mali e si sposa la consuocera borghese per redimerla. Ora nonno Libero, si lancia in un’altra operazione di “marketing culturale”, con la prossima fiction in onda su RAI UNO, il 20 novembre, in prima serata, dal titolo “Il padre delle spose”, racconta la storia di un padre, pugliese, vedovo, che dopo molti anni che non vede la figlia che vive in Spagna, decide di andare a Barcellona a trovarla e la trova, sposata con un’altra donna. Dopo il rifiuto iniziale del padre tradizionalista, gli autori garantiscono il lieto fine, ci mancherebbe altro, del resto sempre di un matrimonio si tratta, o no? No. Due donne sono una coppia che vive insieme, non basta che una legge dica che anche se dello stesso sesso possono dirsi “sposate”, il matrimonio è un’altra cosa, spiacente, ma le parole hanno un peso e gli impegni che si prendono sono differenti. Lo so, le accuse di razzismo e di grettezza mentale, sono assicurate, persino un vecchio patriarca pugliese si arrende e finisce per accogliere le due donne come figlie e voi vorrete protestare? Beh, io sì. Una cosa è accogliere la figlia lesbica e un’altra è dire che il matrimonio tra due omosessuali e due eterosessuali è la medesima cosa. Io voglio protestare, perché questo continuo far passare in televisione l’idea, che tutte le unioni possono essere equiparate, è una forzatura innaturale.Non sospenderanno certo la fiction per le nostre proteste, ma far sentire la nostra voce, chiedere lo spostamento in seconda serata e magari disdire il canone RAI potrebbe essere utile.

«Li definisco dei terroristi alla pari di quelli che hanno ucciso papà, forse sono anche peggio. Sono degli assassini, perché uccidono per la seconda volta persone morte in modo così drammatico e offendono anche le loro famiglie che sono straziate da un dolore immenso. Ma offendono anche la maggioranza degli italiani che credono in quei valori per i quali i caduti hanno perso la vita». Queste le parole di Marco Intravaia, figlio del vicebrigadiere Domenico Intravaia, uno dei caduti di Nassirya, all’indomani del corteo per la Palestina, durante la quale i manifestanti hanno bruciato il fantoccio di un soldato italiano e hanno, più volte, intonato l’infame “dieci cento mille Nassirya”. Come se non bastasse l’oltraggioso e tristemente famoso coretto, durante la manifestazione, a cui hanno aderito anche molti esponenti del governo, i pacifinti riescono a vomitare anche qualcosa di peggio: “L’unico tricolore da guardare è quello sulle bare”, scandiscono i vermi comunisti avvolti nei loro stracci della pace. «Quantomeno mio padre è morto da eroe e ha avuto l’onore di essere ricoperto dal tricolore. E le aule del Senato non devono essere intitolate a Carlo Giuliani, ma a uomini che hanno perso la vita per le istituzioni, non a uomini che hanno cercato di minarle» risponde il povero Marco Intravaia che, oltre a dover subire quelle ignobili offese, è costretto anche a subire l’opportunismo e l’ipocrisia di chi condanna gli estremisti della sinistra radicale, ma continua a governare grazie al loro sostegno parlamentare.

L’annuncio dell’uscita di Bully, un nuovo videogioco dedicato al bullismo a scuola, ha indignato il Ministro dell’Istruzione Fioroni: «Mentre noi ci impegniamo a educare i ragazzi al rispetto delle regole e degli altri, esce un videogioco con un messaggio contrastante, che rischia di vanificare i nostri sforzi». Loro si impegnano? Loro educano? Loro si sforzano? Ma con quale faccia il Ministro parla di educazione al rispetto delle regole quando il governo di cui fà parte ha appena rimesso in libertà migliaia di delinquenti che quelle stesse regole le avevano calpestate, quando l’unica regola che conoscono i suoi colleghi Caruso e Farina, è quella di bagnare bene, e ogni giorno, le loro piantine di marjuana. Come si fà a criminalizzare i videogiochi e non scandalizzarsi di fronte alla presenza in parlamento di un signore condannato a 25 anni di carcere per l’omicidio di un agente di polizia o di fronte alle decine di ex terroristi a cui la sinistra ha assicurato una bella e ben remunerata occupazione in virtù del loro glorioso passato di rivoluzionari. Per i giovani è più diseducativo poter fare una partita a Bully o sapere che un’aula del Senato della Repubblica è dedicata ad un teppista morto mentre cercava di fracassare, con un estintore, la testa ad un carabiniere? Che dire, poi, dei messaggi di esaltazione dell’omosessualità che, attraverso i media culturalmente sottomessi, la sinistra propaganda con sempre maggiore forza ed insistenza. E la politica di sostegno allo spaccio e al consumo di droga portata avanti dalla Turco? Forse è semplicemente finalizzata a disincentivare l’uso dei videogiochi, male assoluto e causa, secondo Fioroni, del degrado morale e culturale dei giovani.

Pagheranno caro, pagheranno tutti, tuonava Visco a proposito dei commercianti che non emettono lo scontrino, promettendo loro la chiusura dell’esercizio alla prima violazione. Pochi giorni dopo, arriva il contrordine: di scontrini non emessi, ce ne vorranno almeno tre. La finanziaria 2007, passerà alla storia per i repentini cambiamenti di rotta che l’hanno costantemente caratterizzata. Ieri, dopo aver seminato il panico fra gli operatori del settore per settimane, è arrivato il dietrofront sulla famigerata tassa di soggiorno, seguito dalla retromarcia sui tagli alla ricerca dopo le minacciose proteste del Premio Nobel Rita Levi Montalcini, poi è arrivata l’ennesima versione, almeno la decima, della tassa sui SUV, nel mentre diventata un generico inasprimento dei bolli auto. Che dire poi della babele sulla tassa di successione: sarà ripristinata, sì, no, solo da 250mila euro, no da 180mila, alla fine viene comunque reintrodotta. E la rivoluzione delle aliquote che avrebbe dovuto far piangere i ricchi? Un febbrile balletto di cifre, sfociato in aumenti che partono già da 30mila euro di reddito. Il festival dell’indecisione era iniziato a luglio, con il ritiro del promesso aumento dell’IVA sul cioccolato seguito dal tiramolla sulle licenze dei tassisti. Una sequela impressionante di tentennamenti, ripensamenti, dietrofront che denotano solo una cosa: l’assoluta mancanza di una qualsivoglia strategia da parte di un governo tenuto in piedi da una variopinta coalizione, accomunata unicamente dall’odio antiberlusconiano.

Il Ministro del Lavoro Cesare Damiano, dopo la dura contestazione subita durante il corteo contro la precarietà, manifesta il suo disappunto sottolineando come «quel linguaggio ricordi il periodo buio degli anni ’70». Apriti cielo! Le parole di Damiano sono suonate, per una parte della sinistra, come un’insanabile offesa alla gloriosa stagione rivoluzionaria della P38, tant’è che il Ministro Paolo Ferrero si sente in dovere di intervenire, non per esprimere al collega una ovvia solidarietà, ma per difendere i radiosi anni di piombo, dagli indegni attacchi dell’ex segretario della Fiom piemontese. «Penso che quelli siano stati gli anni più importanti del secondo Dopoguerra. Quelli che hanno cambiato di più e meglio la nostra società», queste le sconcertanti parole in difesa di una stagione che ha visto scorrere il sangue a fiumi, con centinaia di poliziotti, carabinieri, magistrati, sterminati in nome della dittatura del proletariato, decine di giovani barbaramente trucidati al grido di uccidere un fascista non è un reato. Certo, questo spirito è coerente con la strategia di riabilitazione e santificazione dei protagonisti della lotta armata, messa in atto dalla sinistra da quando è al governo, dalla grazia a Bompressi alla liberazione della Baraldini, passando per la nomina di svariati sanguinari ex-terroristi nei posti chiave delle istituzioni.

La sinistra era riuscita a manifestare anche contro la finanziaria del governo Berlusconi che tagliava le tasse, ma questa volta supera ogni limite del ridicolo arrivando a manifestare contro se stessa. Infatti tra i duecentomila che sabato hanno sfilato a Roma contro la finanziaria del governo Prodi, c’erano anche diversi parlamentari della maggioranza, il leader di Rifondazione Giordano e ben quattro sottosegretari del contestatissimo governo. Una situazione comica che assume tratti paradossali quando si considera che due dei quattro sottosegretari di lotta e di governo hanno scritto la stessa finanziaria con il ministro Padoa Schioppa. Infatti il verde espropriatore proletario Paolo Cento è, del Ministero dell’Economia, addirittura viceministro, mentre il rifondatore del comunismo Alfonso Gianni è, sempre dello stesso dicastero, sottosegretario allo sviluppo. Visto che uno dei bersagli più colpiti dai manifestanti, era il Ministro del Lavoro, “Damiano servo dei padroni, Vattene” recitava uno degli slogan più gettonati, sarebbe molto istruttivo, soprattutto per chi ancora considera questo, un governo appena appena serio, poter assistere al prossimo Consiglio dei Ministri, dove contestati e contestatori saranno seduti allo stesso tavolo a decidere delle sorti del Paese.