Erano gli anni bui del governo Berlusconi in cui il tiranno di Arcore affamava i bambini facendogli mancare il latte alla quarta settimana del mese, anni in cui le proteste del popolo erano forti e vibranti, ma qualcuno si distingueva per impegno e forza. Gli alfieri del cinema italiano, Moretti, Salvatores, Orlando e tanti altri registi ed attori consumavano scarpe e voce in estenuanti girotondi di protesta. Questa radiosa stagione ebbe il suo culmine con l’uscita, in piena campagna elettorale, di un capolavoro di propaganda: Il Caimano. Un impegno che pareva eccessivo, ma che trova una ragione d’essere nel fiume di denaro che, dal minculpop del regime, è pronto a defluire nelle loro tasche attraverso la proposta di legge del responsabile cultura della Margherita Andrea Colasio, che recita così: “Sarà destinata alle attività cinematografiche una quota pari al 3,5% del fatturato annuo degli operatori Internet derivante da traffico di contenuti video”. La sinistra salda il debito con i suoi servi con tanti saluti alla sospirata riduzione delle tariffe di accesso alla rete che resteranno le più care d’Europa e li ammansisce a tal punto che Nanni rifiuta un invito del compagno Pancho Pardi per una giornata di critica, ovviamente costruttiva e pacata, al governo Prodi, prevista per sabato 11 Novembre a Roma.

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