L’accordo sul TFR siglato da governo, confindustria e sindacati, prevede che le aziende con più di 50 dipendenti, trasferiscano tutto il TFR che il lavoratore lascia in azienda, all’INPS. Per i sindacati è l’ennesimo regalo, poichè spinge i lavoratori a dirottare il tfr verso i fondi di categoria gestiti dalla triplice, per le imprese è l’ennesima mazzata, poichè viene tolta loro un’importante fonte di finanziamento. Per il governo rappresenta, con 5-6 miliardi di euro, quasi un quarto della manovra finanziaria 2007. Peccato che questa operazione, non possa essere considerata un’entrata ma un prestito, un prestito dei lavoratori da restituire ogni volta che essi lo richiederanno. Il governo ha voluto fare quello che a nessuna azienda privata è consentito, cioè di iscrivere a bilancio un prestito come un’entrata, infatti, se questa operazione fosse compiuta da una qualsiasi società privata, sarebbe perseguibile penalmente per falso in bilancio. Questo artificio contabile è la causa principale dell’abbassamento del rating dell’Italia attuato dalle principali agenzie di valutazioni nei giorni scorsi, e meno male che Tommaso Padoa Schioppa doveva essere il grande artefice del risanamento dei conti del Paese.

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