Il Ministro delle Comunicazioni ha stabilito che il canone per il 2007 passerà da 99,60 a 104 euro, per la RAI significa un introito maggiorato di 70 milioni di euro rispetto al 2006, per i contribuenti italiani un altro aggravio di spesa inflitto da questo governo. Nell’annunciare l’ennesimo aumento di tasse, il Ministro Gentiloni ci conforta affermando che: «Le risorse del canone vengono investite per assicurare al servizio pubblico quelle caratteristiche di pluralismo e neutralità definite nel contratto di servizio tra Rai e Ministero». Pluralismo e neutralità? Mai nella storia della televisione pubblica si era visto un tale livello di faziosità e parzialità. Un’informazione a senso unico monopolizzata da giornalisti schierati militarmente a sinistra a partire dal giudice unico e supremo di quel tribunale del popolo che è Anno Zero, Michele Santoro. Ogni puntata l’ex europarlamentare designa la sua vittima sacrificale, rigorosamente di centrodestra, preferibilmente Berlusconiana, quindi, spalleggiato dai suoi Pubblici Ministeri, il partigiano livoroso Travaglio e la gnocca senza testa Rula Jebreal, mette in scena il processo televiso contro l’avversario politico di turno. Altrettanto fazioso, solo un pò più sobrio, è lo scolaretto Giovanni Floris che su raitre svolge ogni settimana, il suo bel compitino propagandistico assegnatoli direttamente da Palazzo Chigi. Lucia Annunziata è il Dottor Jekyll e Mr. Hyde di Viale Mazzini, un rottweiller rabbioso quando, con la bava alla bocca, incalza Berlusconi o Fini, un docile barboncino quando si inginocchia di fronte a Fassino o D’Alema. L’indiscusso campione nazionale di lecchinaggio progressista è sicuramente Fabio Fazio, che accoglie nella sua trasmissione, prostrato come un agnellino, tutti i personaggi di spicco della sinistra, i quali trovano un ambiente cordiale ed amichevole, dove piaggeria e adulazione si sprecano. Proprio dallo zerbino rosso, è andato ad annunciare il suo nuovo contratto multimilionario il decano dei giornalisti schierati Enzo Biagi, eletto a martire dalla propaganda di regime per essere stato epurato direttamente dal Cavaliere Nero, quando in realtà rifiutò, una sua collocazione su quella stessa raitre dove oggi ritorna trionfante. Per quel suo capriccio, forse freddamente calcolato pensando alla sua successiva martirizzazione, si beccò anche tre miliardi tre di buonuscita. Tra i fuoriclasse della propaganda di regime, non si possono poi scordare dei professionisti della falsificazione del calibro di Minoli, Berlinguer, Mannoni, Mineo, Augias… e decine di altri fedeli servitori del regime che occupano militarmente le trasmissioni ed i telegiornali della RAI. L’intrattenimento non è da meno, aspettando il ritorno del molleggiato, massimo interprete della televisione politically correct, pronto a dispensare le sue superpagate prediche laiche e progressiste, la RAI ci delizia con la pseudosatira di Gene Gnocchi e Bertolino che, forse immemori del cambio di governo, continuano a bersagliere esclusivamente il Berlusca. Che dire poi del Blob di Marco Ghezzi che riesce a convogliare tutta la sua incredibile forza espressiva e di denuncia in un’unica direzione, la solita. Ma chi incarna meglio l’inaudito spirito fazioso della RAI unionista è Serena Dandini, la quale ogni domenica accoglie sul suo rosso divano, con la lingua penzoloni, le personalità più autorevoli della sinistra nostrana. Un tripudio di elogi, lusinghe e leccate di proporzioni gigantesche che passa ogni limite dell’immaginazione. Insomma, una gabella di104 euro per avere un servizio pubblico fazioso e parziale, che non lascia il benchè minimo spazio a voci non allineate al soffocante pensiero unico di sinistra.

Una volta, per aspirare ad un buon posto di lavoro, occorreva una buona laurea, possibilmente ottenuta con il massimo dei voti, meglio se seguita da un master di specializzazione. I tempi sono cambiati, oggi la figura professionale più ricercata è quella dell’ex terrorista, rigorosamente di sinistra, possibilmente con uno o più omicidi all’attivo, meglio se di poliziotti o carabinieri. E così che il democratico ufficio di collocamento ulivista, dopo aver assicurato al deputato assassino D’Elia un prestigioso posto di segretario della Camera, sistema l’ex brigatista Susanna Ronconi al Ministero della Solidarietà Sociale. La pluriomicida signora, lavorerà per la consulta nazionale delle tossicodipendenze alle dipendenze del Ministro rifondatore del comunismo Ferrero che ha fatto carte false per averla tra i suoi collaboratori. Grazie ad un curriculum di tutto rispetto, fatto di omicidi, rapine e gambizzazioni, l’ex brigatista Roberto Del Bello era già stato messo in forza al Ministero dell’Interno, cuore di quello stesso stato che i rivoluzionari rossi volevano abbattere, andando a ricoprire il prestigioso ruolo di segretario particolare del viceministro Francesco Bonato. Purtroppo questa sinistra agenzia per l’impiego, non opera solo nei palazzi romani, ma è capillarmente presente in tutta Italia. Ovunque ci sia una illuminata giunta di centrosinistra, i posti per gli sterminatori rossi non mancano mai, come dimostra la presenza al comune di Roma della già condannata a 43 anni per associazione sovversiva, Silvia Baraldini. Lorenzo Conti, figlio del Sindaco di Firenze assassinato il 10 Febbraio 1986, ha tentato, facendo anche uno sciopero della fame, di denunciare questa vergogna nazionale, ma è stato completamente ignorato dalle istituzioni complici di questo infame ufficio di collocamento per assassini.

Ormai anche i muri sanno che durante la guerra fredda decine di politici, imprenditori e giornalisti prendevano soldi dal nemico sovietico. La commissione d’inchiesta parlamentare Mitrokhin, ha cercato, tra mille difficoltà e ostracismi, di fare chiarezza su quella pagina nera della storia patria. Oggi, la commissione presieduta dal Senatore Guzzanti è sottoposta, da parte della sinistra e dei media amici, ad una vergognosa campagna di delegittimazione, orchestrata proprio da quell’agente Mortadella che dovrebbe chiarire più di qualche dettaglio dei suoi rapporti d’oltrecortina. Alexander Litvienko, l’ex spia russa morta per avvelenamento a Londra, è stato vice capo del dipartimento del FSB, erede del disciolto KGB, fino al 2001 quando entrò in conflitto con il Presidente Putin, e dovette fuggire dalla Russia. Il suo capo, il generale Trofimov, gli sconsigliò vivamente di cercare asilo in Italia perchè molti politici italiani da decenni collaborano con i servizi segreti russi, in particolare citò Prodi come “il nostro uomo in Italia”. Come se non bastassero queste incredibili accuse, riportate anche al parlamento europeo da un deputato inglese, chi non ricorda quando, nel 1977, mentre si cercava disperatamente Moro in tutta Italia, apparve un’intervista a Prodi il quale dichiarava che in una seduta spiritica gli erano apparse le parole “Gradoli” e un numero 79. Successivamente si scopri’ che le Bierre, con il sostegno dei servizi russi, avevano tenuto prigioniero Moro esattamente a quel numero di Via Gradoli, subito dopo, ovviamente, Moro fu spostato e poi ucciso. Che dire poi del regalo che nel 1997 l’allora premier Prodi, fece al compagno Milosevic comprandogli, tramite Telecom Italia, il 30% di Telekom Serbia, per una cifra che definire esagerata è poco, 450 milioni di euro, oppure degli stretti rapporti tra la società di Prodi, Nomisma, e l’istituto Plehanov, ovvero la sezione economica del Kgb. Insomma di domande a cui rispondere ce ne sarebbero a bizzeffe, ma l’agente Mortadella non ricorda, non c’era o, visto che gli riesce molto bene, dormiva.

Dopo che si sono bevuti la balla degli oltre quattro milioni di votanti alle primarie dell’Unione, dopo che hanno creduto alle balle di Prodi che non avrebbe mai aumentato le tasse, il popolo della sinistra ha confermato la propria fama di popolo di c….reduloni. Il DVD con il film di Deaglio sui presunti brogli orditi dall’allora Ministro degli Interni Pisanu, è andato a ruba. Migliaia di compagni si sono precipitati nelle edicole italiane per comprarsi, alla non modica cifra di 17 euro, quello che nelle intenzioni del direttore di “Diario”, doveva essere il suo sommo capolavoro, l’opera che lo avrebbe consacrato nell’Olimpo dei grandi giornalisti di inchiesta, ma che invece si è rivelata come una delle più grandi bufale degli ultimi anni, talmente grande che l’ex lottacontinuista è stato indagato dalla Procura di Roma, per diffusione di notizie false e tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico. Sembrava strano, per non dire demenziale, che qualcuno potesse manomettere le urne per poi uscirne comunque sconfitto, ma dopo aver visto il film, la natura falsificatoria era evidente. Una montatura basata sul nulla, sorretta soltanto dall’ignoranza dei meccanismi con i quali avvengono gli spogli e i conteggi delle schede elettorali, che ha solo evidenziato come l’unico modo di falsificare le elezioni, sia quello di fare ricorso ad abili e addestrati scrutatori, che, come spiega bene un certo Claudio Velardi, alla sinistra non mancano di certo. Infatti, l’ex consigliere politico di Massimo D’Alema, in un libro rivela il suo addestramento di giovane comunista addetto allo scrutinio elettorale, descrive come venne istruito a tenere «uno spezzone di matita tra il medio e l’anulare», da usare «alla prima scheda bianca intercettata». Ora un riconteggio, come richiesto fin dall’inizio da Berlusconi, diventa un obbligo tassativo, e forse solo allora, i c….reduloni la finiranno di credere alle favole e ai complotti.

Il sito Cultura Cattolica è stato oscurato da hacker ignoti dopo essere stato additato dall’organo ufficiale del laicismo nazionale, la Repubblica, come oscurantista ed omofobico. Quando la libertà di pensiero fa paura, quando si ostacola il processo di distruzione della famiglia naturale, quando si osa opporsi al nichilismo imperante, allora meglio ingaggiare o aizzare qualche hacker, che mette a tacere le voci di dissenso al pensiero unico laicista di Scalfari e compagni. Agli autori del sito, vittima del vile attacco, và tutta la mia solidarietà. Questo l’articolo incriminato:

Lino Banfi, interprete di Nonno Libero, nella fiction televisiva “un medico in famiglia”, ci ha lentamente abituati con la sua aria sorniona, alle famiglie “aperte”, dove regna l’allegria, la mancanza della mamma è surrogata da nonni e tate premurose, dove il padre si sposa la zia e insieme spariscono per lunghi mesi, lasciando la famiglia nelle mani di questo instancabile nonno, che denigra la scuola libera, inneggia al sindacato come risolutore di tutti i mali e si sposa la consuocera borghese per redimerla. Ora nonno Libero, si lancia in un’altra operazione di “marketing culturale”, con la prossima fiction in onda su RAI UNO, il 20 novembre, in prima serata, dal titolo “Il padre delle spose”, racconta la storia di un padre, pugliese, vedovo, che dopo molti anni che non vede la figlia che vive in Spagna, decide di andare a Barcellona a trovarla e la trova, sposata con un’altra donna. Dopo il rifiuto iniziale del padre tradizionalista, gli autori garantiscono il lieto fine, ci mancherebbe altro, del resto sempre di un matrimonio si tratta, o no? No. Due donne sono una coppia che vive insieme, non basta che una legge dica che anche se dello stesso sesso possono dirsi “sposate”, il matrimonio è un’altra cosa, spiacente, ma le parole hanno un peso e gli impegni che si prendono sono differenti. Lo so, le accuse di razzismo e di grettezza mentale, sono assicurate, persino un vecchio patriarca pugliese si arrende e finisce per accogliere le due donne come figlie e voi vorrete protestare? Beh, io sì. Una cosa è accogliere la figlia lesbica e un’altra è dire che il matrimonio tra due omosessuali e due eterosessuali è la medesima cosa. Io voglio protestare, perché questo continuo far passare in televisione l’idea, che tutte le unioni possono essere equiparate, è una forzatura innaturale.Non sospenderanno certo la fiction per le nostre proteste, ma far sentire la nostra voce, chiedere lo spostamento in seconda serata e magari disdire il canone RAI potrebbe essere utile.

«Li definisco dei terroristi alla pari di quelli che hanno ucciso papà, forse sono anche peggio. Sono degli assassini, perché uccidono per la seconda volta persone morte in modo così drammatico e offendono anche le loro famiglie che sono straziate da un dolore immenso. Ma offendono anche la maggioranza degli italiani che credono in quei valori per i quali i caduti hanno perso la vita». Queste le parole di Marco Intravaia, figlio del vicebrigadiere Domenico Intravaia, uno dei caduti di Nassirya, all’indomani del corteo per la Palestina, durante la quale i manifestanti hanno bruciato il fantoccio di un soldato italiano e hanno, più volte, intonato l’infame “dieci cento mille Nassirya”. Come se non bastasse l’oltraggioso e tristemente famoso coretto, durante la manifestazione, a cui hanno aderito anche molti esponenti del governo, i pacifinti riescono a vomitare anche qualcosa di peggio: “L’unico tricolore da guardare è quello sulle bare”, scandiscono i vermi comunisti avvolti nei loro stracci della pace. «Quantomeno mio padre è morto da eroe e ha avuto l’onore di essere ricoperto dal tricolore. E le aule del Senato non devono essere intitolate a Carlo Giuliani, ma a uomini che hanno perso la vita per le istituzioni, non a uomini che hanno cercato di minarle» risponde il povero Marco Intravaia che, oltre a dover subire quelle ignobili offese, è costretto anche a subire l’opportunismo e l’ipocrisia di chi condanna gli estremisti della sinistra radicale, ma continua a governare grazie al loro sostegno parlamentare.

L’annuncio dell’uscita di Bully, un nuovo videogioco dedicato al bullismo a scuola, ha indignato il Ministro dell’Istruzione Fioroni: «Mentre noi ci impegniamo a educare i ragazzi al rispetto delle regole e degli altri, esce un videogioco con un messaggio contrastante, che rischia di vanificare i nostri sforzi». Loro si impegnano? Loro educano? Loro si sforzano? Ma con quale faccia il Ministro parla di educazione al rispetto delle regole quando il governo di cui fà parte ha appena rimesso in libertà migliaia di delinquenti che quelle stesse regole le avevano calpestate, quando l’unica regola che conoscono i suoi colleghi Caruso e Farina, è quella di bagnare bene, e ogni giorno, le loro piantine di marjuana. Come si fà a criminalizzare i videogiochi e non scandalizzarsi di fronte alla presenza in parlamento di un signore condannato a 25 anni di carcere per l’omicidio di un agente di polizia o di fronte alle decine di ex terroristi a cui la sinistra ha assicurato una bella e ben remunerata occupazione in virtù del loro glorioso passato di rivoluzionari. Per i giovani è più diseducativo poter fare una partita a Bully o sapere che un’aula del Senato della Repubblica è dedicata ad un teppista morto mentre cercava di fracassare, con un estintore, la testa ad un carabiniere? Che dire, poi, dei messaggi di esaltazione dell’omosessualità che, attraverso i media culturalmente sottomessi, la sinistra propaganda con sempre maggiore forza ed insistenza. E la politica di sostegno allo spaccio e al consumo di droga portata avanti dalla Turco? Forse è semplicemente finalizzata a disincentivare l’uso dei videogiochi, male assoluto e causa, secondo Fioroni, del degrado morale e culturale dei giovani.

Pagheranno caro, pagheranno tutti, tuonava Visco a proposito dei commercianti che non emettono lo scontrino, promettendo loro la chiusura dell’esercizio alla prima violazione. Pochi giorni dopo, arriva il contrordine: di scontrini non emessi, ce ne vorranno almeno tre. La finanziaria 2007, passerà alla storia per i repentini cambiamenti di rotta che l’hanno costantemente caratterizzata. Ieri, dopo aver seminato il panico fra gli operatori del settore per settimane, è arrivato il dietrofront sulla famigerata tassa di soggiorno, seguito dalla retromarcia sui tagli alla ricerca dopo le minacciose proteste del Premio Nobel Rita Levi Montalcini, poi è arrivata l’ennesima versione, almeno la decima, della tassa sui SUV, nel mentre diventata un generico inasprimento dei bolli auto. Che dire poi della babele sulla tassa di successione: sarà ripristinata, sì, no, solo da 250mila euro, no da 180mila, alla fine viene comunque reintrodotta. E la rivoluzione delle aliquote che avrebbe dovuto far piangere i ricchi? Un febbrile balletto di cifre, sfociato in aumenti che partono già da 30mila euro di reddito. Il festival dell’indecisione era iniziato a luglio, con il ritiro del promesso aumento dell’IVA sul cioccolato seguito dal tiramolla sulle licenze dei tassisti. Una sequela impressionante di tentennamenti, ripensamenti, dietrofront che denotano solo una cosa: l’assoluta mancanza di una qualsivoglia strategia da parte di un governo tenuto in piedi da una variopinta coalizione, accomunata unicamente dall’odio antiberlusconiano.

Il Ministro del Lavoro Cesare Damiano, dopo la dura contestazione subita durante il corteo contro la precarietà, manifesta il suo disappunto sottolineando come «quel linguaggio ricordi il periodo buio degli anni ’70». Apriti cielo! Le parole di Damiano sono suonate, per una parte della sinistra, come un’insanabile offesa alla gloriosa stagione rivoluzionaria della P38, tant’è che il Ministro Paolo Ferrero si sente in dovere di intervenire, non per esprimere al collega una ovvia solidarietà, ma per difendere i radiosi anni di piombo, dagli indegni attacchi dell’ex segretario della Fiom piemontese. «Penso che quelli siano stati gli anni più importanti del secondo Dopoguerra. Quelli che hanno cambiato di più e meglio la nostra società», queste le sconcertanti parole in difesa di una stagione che ha visto scorrere il sangue a fiumi, con centinaia di poliziotti, carabinieri, magistrati, sterminati in nome della dittatura del proletariato, decine di giovani barbaramente trucidati al grido di uccidere un fascista non è un reato. Certo, questo spirito è coerente con la strategia di riabilitazione e santificazione dei protagonisti della lotta armata, messa in atto dalla sinistra da quando è al governo, dalla grazia a Bompressi alla liberazione della Baraldini, passando per la nomina di svariati sanguinari ex-terroristi nei posti chiave delle istituzioni.

La sinistra era riuscita a manifestare anche contro la finanziaria del governo Berlusconi che tagliava le tasse, ma questa volta supera ogni limite del ridicolo arrivando a manifestare contro se stessa. Infatti tra i duecentomila che sabato hanno sfilato a Roma contro la finanziaria del governo Prodi, c’erano anche diversi parlamentari della maggioranza, il leader di Rifondazione Giordano e ben quattro sottosegretari del contestatissimo governo. Una situazione comica che assume tratti paradossali quando si considera che due dei quattro sottosegretari di lotta e di governo hanno scritto la stessa finanziaria con il ministro Padoa Schioppa. Infatti il verde espropriatore proletario Paolo Cento è, del Ministero dell’Economia, addirittura viceministro, mentre il rifondatore del comunismo Alfonso Gianni è, sempre dello stesso dicastero, sottosegretario allo sviluppo. Visto che uno dei bersagli più colpiti dai manifestanti, era il Ministro del Lavoro, “Damiano servo dei padroni, Vattene” recitava uno degli slogan più gettonati, sarebbe molto istruttivo, soprattutto per chi ancora considera questo, un governo appena appena serio, poter assistere al prossimo Consiglio dei Ministri, dove contestati e contestatori saranno seduti allo stesso tavolo a decidere delle sorti del Paese.

Erano gli anni bui del governo Berlusconi in cui il tiranno di Arcore affamava i bambini facendogli mancare il latte alla quarta settimana del mese, anni in cui le proteste del popolo erano forti e vibranti, ma qualcuno si distingueva per impegno e forza. Gli alfieri del cinema italiano, Moretti, Salvatores, Orlando e tanti altri registi ed attori consumavano scarpe e voce in estenuanti girotondi di protesta. Questa radiosa stagione ebbe il suo culmine con l’uscita, in piena campagna elettorale, di un capolavoro di propaganda: Il Caimano. Un impegno che pareva eccessivo, ma che trova una ragione d’essere nel fiume di denaro che, dal minculpop del regime, è pronto a defluire nelle loro tasche attraverso la proposta di legge del responsabile cultura della Margherita Andrea Colasio, che recita così: “Sarà destinata alle attività cinematografiche una quota pari al 3,5% del fatturato annuo degli operatori Internet derivante da traffico di contenuti video”. La sinistra salda il debito con i suoi servi con tanti saluti alla sospirata riduzione delle tariffe di accesso alla rete che resteranno le più care d’Europa e li ammansisce a tal punto che Nanni rifiuta un invito del compagno Pancho Pardi per una giornata di critica, ovviamente costruttiva e pacata, al governo Prodi, prevista per sabato 11 Novembre a Roma.

L’accordo sul TFR siglato da governo, confindustria e sindacati, prevede che le aziende con più di 50 dipendenti, trasferiscano tutto il TFR che il lavoratore lascia in azienda, all’INPS. Per i sindacati è l’ennesimo regalo, poichè spinge i lavoratori a dirottare il tfr verso i fondi di categoria gestiti dalla triplice, per le imprese è l’ennesima mazzata, poichè viene tolta loro un’importante fonte di finanziamento. Per il governo rappresenta, con 5-6 miliardi di euro, quasi un quarto della manovra finanziaria 2007. Peccato che questa operazione, non possa essere considerata un’entrata ma un prestito, un prestito dei lavoratori da restituire ogni volta che essi lo richiederanno. Il governo ha voluto fare quello che a nessuna azienda privata è consentito, cioè di iscrivere a bilancio un prestito come un’entrata, infatti, se questa operazione fosse compiuta da una qualsiasi società privata, sarebbe perseguibile penalmente per falso in bilancio. Questo artificio contabile è la causa principale dell’abbassamento del rating dell’Italia attuato dalle principali agenzie di valutazioni nei giorni scorsi, e meno male che Tommaso Padoa Schioppa doveva essere il grande artefice del risanamento dei conti del Paese.

“Al Billionaire…imbottito di tritolo” risponde così il pacifista Oliviero Diliberto alla domanda di Daria Bignardi se “preferisse andare a Villa Certosa o al Billionaire”. Un’idiozia che può scappare al bar o al centro sociale, ma che esca dalla bocca di un autorevole esponente della maggioranza di governo, lascia sgomenti. Il compagno Diliberto non è nuovo ad affermazioni così raccapricianti: commentando un incontro tra Silvio Berlusconi e George Bush, disse che «sono andati a stringersi mani grondanti di sangue», durante una visita al suo amico Fidel disse che a Cuba «vige una democrazia applicata in forme diverse rispetto a quella occidentale» dimenticando la realtà di un paese che nega i più elementari diritti civili ai suoi cittadini. Sempre lui, da ministro della giustizia, fù l’artefice del rimpatrio della terrorista Baraldini in cambio del silenzio italiano sulla strage del Cermis. Questa volta però, il maggior rappresentante italiano dell’odio di classe anticapitalista, ha superato se stesso.

Ieri, il ministro Ferrero ha proposto di regalare un permesso di soggiorno agli immigrati clandestini impiegati in nero che denunceranno i loro datori di lavoro. Di recente è stata modificata la normativa relativa ai ricongiungimenti familiari, aumentando fino al terzo grado, la possibilità di far varcare i nostri confini ai parenti degli extracomunitari, quindi, c’è stata la modifica della normativa dell’asilo in senso molto meno restrittivo, basti pensare che consentirà a chiunque di richiedere l’asilo indipendentemente dallo Stato di provenienza o di concederlo a chiunque si dichiari omosessuale perseguitato. Infine, la tanto discussa riduzione a cinque anni del periodo di permanenza per ottenere la cittadinanza italiana. Una serie impressionante di provvedimenti mirati a favorire ed incoraggiare l’immigrazione nel nostro Paese. Un tale fervore immigratorio, associato al diffuso senso di delusione e pentimento che serpeggia tra gli elettori di sinistra, sembra unicamente giustificato dalla volontà di sostituire una consistente fetta di elettorato con le masse di immigrati che, attirati da tanta munificenza, arrivano quotidianamente nel nostro Paese.

17 ottobre, Reggio Emilia, Gianpaolo Pansa presenta la sua ultima fatica: «La Grande Bugia», libro che cerca di fare luce sugli efferati delitti, si parla di oltre ventimila morti, che dopo la Liberazione insanguinarono il Paese. Durante la presentazione irrompono in sala una ventina di giovanotti dei centri sociali che, intonando Bella Ciao, insultano e aggrediscono con calci e pugni i presenti. Questo incredibile atto di violenza è il pretesto per scatenare un vero e proprio linciaggio nei confronti dell’autore. I santoni dell’ortodossia partigiana, Bocca, Curzi, Vattimo solo per citare i più meschini, invece di condannare l’accaduto, approfittano dell’occasione per insultare Pansa accusandolo di essere un opportunista, un revisionista ed un voltagabbana. Tutto questo per aver smascherato la grande bugia sulla resistenza che la sinistra italiana ha propinato agli italiani per oltre 50 anni. Pansa, fà emergere la verità di una guerra di classe destinata a sfociare in un regime socialista di tipo sovietico, e le sistematiche eliminazioni dei nemici del popolo e degli stessi partigiani non comunisti, ne sono testimonianza inequivocabile.

Corrado Guzzanti presenta alla Festa del Cinema il suo Fascisti su Marte, film, secondo i pochi critici non costretti a soggiacere ai dettami Veltroniani, mediocre e soporifero. Nonostante le pagliacciate dette da Prodi sulla presunta ostilità dei media nei suoi confronti, la sinistra controlla militarmente quotidiani e tv: Corriere, Repubblica, Stampa e 24ore fanno a gara su chi è più filogovernativo, in tv spadroneggiano solo personaggi apertamente schierati a sinistra: Santoro, Floris, Fazio, Mentana, Costanzo, solo per citarne alcuni. Di Celentano che riserva a Prodi un trattamento analogo a quello riservato a Berlusconi, non c’è traccia. Non parliamo poi della satira, scomparsa. Perfino Dario Fo, ammette, ospite della compagna Dandini, che non si può fare satira sulla sinistra al governo perchè sarebbe autolesionista. Fo, era quello che diceva: “Guai a quel paese che non sa ridere dei propri governanti, quando questo succede vuol dire che siamo in presenza di un regime”. Bravo Fo, hai proprio ragione, siamo in un regime, altro che Fascisti su Marte, Comunisti sulla Terra.

Ieri in senato è stata intitolata una sala a Carlo Giuliani. Finalmente la sinistra al potere ha potuto rendere omaggio al suo eroe moderno, distintosi per aver cercato di spappolare la testa di un carabiniere con un estintore durante la guerriglia urbana scatenata dai noglobal, in occasione del G8 di Genova. Forse ho una concezione dell’eroismo un pò antiquata, legata al compiere azioni straordinarie a fin di bene, al sacrificio della propria vita per la salvezza di un’altra, al compiere un gesto per l’onore della patria, la sinistra italiana, invece, qualifica come eroico il tentato omicidio di un carabiniere. Il povero ragazzo morto è, suo malgrado, al centro di una vergognosa opera di strumentalizzazione che ha avuto il suo apice, sempre ieri, con la nomina a Senatrice di sua madre Heidi, la quale avrebbe fatto meglio a riflettere sulle sue responsabilità di madre ed educatrice, piuttosto che andare ad occupare uno scranno al Senato dal quale ovviamente cercherà di scaricare le sue colpe sulla società.

Che la finanziaria di Prodi sia un concentrato di tasse, espropri e marchette ormai lo hanno capito anche i sassi, che al suo interno si trovino delle perle tragicomiche degne del teatro dell’assurdo, è meno noto. A pagina 352 della finanziaria è consigliata alle scuole una diminuzione delle bocciature, almeno del 10%, con la prospettiva di un risparmio, attraverso la conseguente riduzione di docenti e bidelli, di 56 milioni di euro all’anno. Una volta c’era il sei politico garantito a tutti coloro che esprimevano un’affinità ideologica alla causa rivoluzionaria, oggi c’è il sei economico garantito a tutti, indipendente dalle idee politiche e dettato da superiori ragioni di bilancio. Ha proprio ragione Prodi, la sua è una legge finanziaria per lo sviluppo. Sì lo sviluppo dell’ignoranza degli studenti che saranno incentivati a studiare sempre meno, tanto verranno comunque promossi.

Il tradizionale spirito critico che ha sempre caratterizzato l’atteggiamento dei sindacati nei confronti delle leggi di bilancio, quest’anno è stato riposto nel cassetto, sostituito da un sorpredente spirito collaborativo. Strano, perchè la finanziaria di Prodi non aumenta le tasse solo ai cosiddetti ricchi, ma con gli aumenti dell’ICI, delle addizionali IRPEF, delle aliquote sui BOT, dei ticket ecc. ecc. penalizza proprio tutti, senza considerare che la mazzata sulle PMI metterà in ginocchio l’intera economia del paese. Questo atteggiamento sfacciatamente amichevole, stride con quello rabbioso delle grandi mobilitazioni contro le manovre del governo Berlusconi. Pochi giorni prima della presentazione della finanziaria, Prodi regala alla triplice 320 milioni di euro per la gestione delle pratiche di regolarizzazione degli immigrati e magicamente il terribile cane da guardia che azzannava il perfido Berlusconi, si trasforma in docile agnellino al servizio del buon pastorello Prodi.

Questo, in sintesi, il messaggio del governo ai giovani, infatti i ministri Turco e Melandri avevano già annunciato, attraverso l’innalzamento del quantitativo massimo di cannabis detenibile, la liberalizzazione di fatto delle droghe leggere. Nella finanziaria, tra tasse e regali agli amici sostenitori, si scopre che: «Nei luoghi di pubblici esercizi è vietata la vendita di bevande alcoliche ai soggetti minori di anni diciotto». Ragazzi, con i soldi della birretta fatevi invece delle belle canne, sono meno dannose e più progressiste, se poi passerete all’eroina, non preoccupatevi ci sono le fantastiche stanze del buco ideate da quel genio del Ministro Ferrero. Questa è la politica del governo per i giovani, complimenti.

La sinistra, sempre attenta ai diritti degli extracomunitari anche quando si macchiano dei peggiori delitti, questa volta si è distinta per decisionismo ed efficienza nel procedere ad una espulsione. Peccato che l’espulso in questione non abbia nè rubato, nè spacciato, nè rapinato, ma sia solo una bambina bielorussa trattenuta in Italia dai suoi genitori affidatari per sottrarla dalle violenze che potrebbe subire nel suo paese. Per trovarla hanno messo in atto una campagna senza precedenti, diffondendo le foto delle nonne come nemmeno per i peggiori criminali, eseguendo un blitz notturno per catturarla e metterla su un aereo per la Bielorussia, il tutto con il consenso del governo e delle autorità italiane. La vergogna e lo sdegno raggiungono l’apice pensando come il governo italiano sia pronto allo scontro diplomatico con gli Stati Uniti sulla questione del rapimento, più che giusto ai fini della nostra sicurezza, del terrorista Abu Omar e sia succube della piccola Repubblica Bielorussa su un pietoso caso umano che ha toccato le coscienze di milioni di italiani.

«Se andrà al governo l’ Unione non aumenterà le tasse», disse Prodi in campagna elettorale, vediamo come il salume mantiene le promesse. Finanziaria 2007: aumento aliquota rendite finanziarie dal 12,5% al 20%, aumento aliquota irpef dal 39% al 43% per i redditi sopra 70.000 euro, aumento ICI indotto dallla revisione degli estimi catastali, aumento di 4/5 punti delle aliquote contributive per autonomi e parasubordinati, aumento addizionali irpef e irap indotto dal taglio dei trasferimenti agli enti locali, aumento dei ticket sanitari esistenti ed introduzioni di nuovi, aumento parametri studi di settori di artigiani e commercianti, manca solo la reintroduzione della tassa di successione ma è solo questione di tempo. Una serie di aumenti, tagli, come quelli incredibili alla scuola, e furti come quello del trasferimento del TFR dalle aziende all’inps, davvero impressionante e che qualifica in maniera inequivocabile l’unione di Prodi come il PdT ovvero Partito delle Tasse, alla faccia delle dichiarazioni fatte in campagna elettorale.

Tra le anticipazioni sulla Finanziaria 2007 spicca il capitolo relativo alla scuola con una serie di tagli impressionanti: dimezzamento degli scatti di anzianità dei docenti che di fatto rappresenta una riduzione di stipendio, rapporto alunni/docente incrementato di 0.25 all’anno fino al 2012, riduzione dell’organico cosiddetto funzionale, ad esempio quello per il tempo pieno e per il sostegno di alunni con handicap, taglio del 6% dei collaboratori scolastici e amministrativi. Una vera e propria macelleria sociale. Se esistesse un minimo di coerenza tra le migliaia di persone che invadevano piazze e scuole per contestare la Moratti e la sua riforma, che peraltro non tagliava ma introduceva alcune novità assolutamente sensate e prontamente abolite, dovrebbero perlomeno avere lo stesso atteggiamento nei confronti di questo governo. Purtroppo dubito che ciò accada, dopotutto erano burattini usati dalla sinistra per colpire il nemico, i soliti utili idioti.

Il verde sottosegretario all’economia lancia la sua proposta per risolvere il problema del disagio abitativo: «E’ necessario requisire gli immobili». Questo il Cento pensiero che mira a rendere effettivo uno degli slogan più amati dai suoi amici centrosocialisti quando spaccano le vetrine dei commercianti, ovvero il “La proprietà privata è un furto” di sovietica memoria. Dopo aver convinto il ministro rifondatore del comunismo Ferrero ad emanare l’ennesimo blocco degli sfratti, impedendo di fatto a molti proprietari di rientrare in possesso della loro casa, ora er piotta, con la scusa dell’emergenza abitativa, vuole requisire le case degli italiani. Voi, sempliciotti assertori del diritto alla proprietà privata come diritto fondamentale della persona, dovrete adeguarvi ai nuovi dettami governativi, ma almeno potrete togliervi la soddisfazione di espropriare il SUV dell’ambientalista sottosegretario, sicuramente non avrà nulla in contrario.

Questa volta devo dare atto al nostro Presidente del Consiglio che aveva proprio ragione. Qualche giorno fà alle legittime richieste di chiarimenti sulla vicenda Telecom rispose “Ma siamo matti?”. Ebbene si, caro mortadella, sei proprio matto. Solo uno che ha perso il lume della ragione può fare dichiarazioni di questo tipo: «La sicurezza del Papa nel suo viaggio in Turchia? Non ne so nulla. Ci penseranno le guardie svizzere» dice il poveretto. Qualche dubbio a proposito della sua salute mentale era già emerso nei giorni scorsi quando rilasciava dichiarazioni confuse e contrastanti sull’affare Telecom o quando assicurava di avere avuto l’incondizionato assenso di Assad al dispiegamento di una guardia di frontiera sul confine siriano-libanese, salvo essere seccamente smentito il giorno successivo dallo stesso presidente siriano.

«L’imperatore spiega le ragioni per cui la diffusione della fede mediante la violenza è cosa irragionevole. La violenza è in contrasto con la natura di Dio e la natura dell’anima» questa la citazione fatta da Papa Ratzinger a Ratisbona, nulla di provocatorio, un pensiero più che ragionevole e per di più non suo. Ciò nonostante le reazioni del mondo islamico sono state inaudite per intensità e numero. A seguito di queste vergognose aggressioni, numerosi sono stati gli attestati di solidarietà. dal Presidente Bush al cancelliere Angela Merkel. Anche i leader del centrodestra italiano hanno giustamente ritenuto di dover difendere il Pontefice, soprattutto Casini denunciando un atteggiamento di subalternità psicologica veramente grave. Ieri, a sorpresa, interviene perfino il presidente iraniano Ahmadinejad: «Lo rispettiamo, le sue parole sono state male interpretate», solo da Prodi non arriva nulla, il silenzio più assoluto, e poi dicono che nel centrosinistra è solo Rutelli il cattolico per convenienza.

“A volte è difficile credere che l’Italia è nel G7, gli ultimi sviluppi del caso Telecom fanno sembrare l’Italia una repubblica delle banane”. Questo è quanto scrive il più prestigioso quotidiano finanziario americano, il Wall Street Journal che sintetizza molto bene quanto sia stata minata la credibilità internazionale dell’Italia grazie all’inettitudine di Prodi. Accusare il presidente di Telecom di non averlo informato sul piano di riassetto della società, scoprire pochi giorni dopo che il suo consigliere economico aveva mandato, alla stessa Telecom, una proposta di cessione della rete fissa alla Cassa Depositi e Prestiti, cadere dalle nuvole dicendo di non saperne nulla, in fondo si trattava solo di otto miseri miliardi di euro, rispondere “Ma siamo matti?” alla legittima richiesta di chiarimenti, tutto questo è troppo anche per un presidente di una repubblica delle banane.

Forte del fatto che milioni di italiani sono assidui frequentatori di palestre e piscine, il ministro Melandri, si fà avanti con una proposta squisitamente demagogica: «Si devono poter dedurre le spese per palestra e attività sportive». Nessuno mette in dubbio l’utilità sociale ed individuale di una sana pratica sportiva, ma le priorità degli italiani, soprattutto meno abbienti, sono ben altre, ad esempio poter dedurre le spese dell’affitto, quelle di gestione e amministrazione della casa o altre svariate spese di primaria necessità. Insomma anche il ministro Melandri, fin qui distintasi solo per lo scontro con il Ministro Mastella sulla presenza di Moggi in TV e per l’auspicio di avere una nazionale multietnica come quella francese, si fà promotrice di una giustizia sociale alla rovescia.

Arriva dal governo la conferma dell’adeguamento dei valori catastali a quelli di mercato, con conseguente aumento, in molti casi raddoppio, dell’Ici. Il provvedimento, fortemente voluto dal dracula rosso Visco, andrà a colpire tutti i proprietari di casa, ma ovviamente penalizzerà in misura maggiore chi è più povero. Per contro, i proventi di affitti verranno tassati con una aliquota secca del 20% che non essendo progressiva è estremamente iniqua. Il governo fà un bel regalo ai ricchi multiproprietari di case, che si ritroveranno imposte dimezzate, ad esempio con un reddito oltre 100.000 euro il prelievo passerà dal 43% al 20%. Tutto questo con la scusa della lotta all’evasione, peccato che l’unico modo di far emergere il nero sulle locazioni è quello di rendere deducibile quanto pagato per l’affitto, aiutando tra l’altro, chi fatica a pagare affitti sempre più salati. E’ questa la giustizia sociale promessa da Prodi?

Il subcomandante Fausto, pizzicato da Vittorio Feltri ad usare l’aereo di stato per raggiungere l’esclusiva località turistica di Quiberon sulla costa bretone francese. Il sostenitore della repressione sovietica in Ungheria Giorgio Napolitano, pizzicato dall’europarlamentare Martin ad aver acquistato nel 2004 un biglietto low-cost Roma-Bruxelles al prezzo di 90 euro, ottenendo però un indennizzo di 800 euro. Mentre nel caso di Bertinotti non si può ravvisare nulla di illecito ma solo una grande, molto grande, questione di opportunità, nel caso di Napolitano si tratta di una vera e propria truffa. Su questi vergognosi fatti, la sinistra ha steso un democratico velo pietoso. Forse da chi ha sempre sostenuto la questione morale come priorità permanente ci si poteva aspettare un pò più di autocritica, ma in fondo sono solo compagni che sbagliano.

«Non accetto censure» sbotta il Ministro della giustizia Mastella dopo essere stato duramente criticato dal Ministro Melandri, il Ministro Mussi che difende a spada tratta la collega di partito, altri esponenti della maggioranza che prendono le parti di Mastella. Cosa ci potrà mai essere al centro di un tale scontro? Sicuramente una questione di vitale importanza per il paese, una contesa per gli stanziamenti di risorse fra ministeri, una discussione sull’opportunità di un provvedimento controverso come l’indulto o visioni contrastanti sul futuro della cultura in Italia. Nulla di tutto questo, le ragioni del contendere vanno ricercate nella partecipazione di Luciano Moggi alla trasmissione della Ventura, trasmissione in cui era presente anche il re di Ceppaloni, presenza ritenuta inopportuna dalla Melandri. La serietà al governo, era uno degli slogan di Prodi, complimenti.

Prodi annuncia trionfante la sua proposta per la definitiva risoluzione della crisi Libanese, mandare sulla frontiera tra Siria e Libano qualche centinaio di guardie di frontiera disarmate e senza divisa per controllare i flussi di armi verso gli hezbollah. Considerando che la frontiera in questione si estende per 375 chilometri e che l’efficacia di una guardia disarmata si commenta da sola, la proposta di Prodi ha fatto il giro del mondo suscitando reazioni tra il divertito e lo sgomento. Come se non bastasse questa figuraccia, assicura di avere avuto l’incondizionato assenso del presidente siriano Assad, peccato che il giorno successivo arriva da Damasco una secca ed irritata smentita. Questa volta mortadella supera se stesso e la sua consolidata fama internazionale di incompetente, forse gli spiriti che interroga nelle sue frequenti sedute spiritiche non lo aiutano più come una volta?

Non passa giorno che il ministro della Solidarietà sociale non decanti le virtù della marijuana o biasimi il proibizionismo introdotto dalla legge Fini. L’obiettivo è chiaro, legalizzare le droghe leggere e depenalizzare i reati commessi da tossicodipendenti e la finta disapprovazione dei finti cattolici dell’unione non fermerà la smania libertaria del comunista ministro gia’ ideatore delle stanze del buco. Per convincere gli italiani della bontà del Ferrero pensiero occorre però agire sul fronte della propaganda mediatica. Ecco che come per incanto spunta un noto personaggio televisivo, un vero opinion leader, con una rivelazione davvero sorprendente: “mi faccio le canne con le mie figlie” dice Claudio Amendola, con una punta di orgoglio. Queste sconcertanti esternazioni rappresentano un forte messaggio per i giovani: drogarsi e’ bello, guardate, io lo faccio pure con le mie figlie. Il fatto che il miliardario venditore di tvfonini, sia un dichiarato sostenitore del partito di Ferrero denota un’unità di intenti davvero straordinaria.

Il regime trasforma lo sbarco dei nostri soldati in Libano, in un indecente show televisivo. Una RAI sempre piu’ filogovernativa supporta l’ennesima iniziativa di propaganda mirata a fare del governo e soprattutto del filoterrorista ministro degli esteri degli eroi senza macchia e senza paura. Trasmettere in diretta lo sbarco delle truppe tra bagnanti e ombrelloni ha ridicolizzato i nostri militari trasformandoli in figuranti di un film bellico di quart’ordine. L’uso ignobile e meschino che Prodi e compagni fanno dei ragazzi che rischiano la pelle in una missione tanto costosa quanto ambigua, è vergognoso almeno quanto l’assordante silenzio dei pacifinti alla Gino Strada o alla Giulietto Chiesa che anche in questa occasione hanno pensato bene di non proferire verbo.

Dopo essere stato invitato alle celebrazioni del 50° anniversario della rivolta di Budapest e dopo aver preso atto delle vibranti proteste che questo invito ha suscitato in Ungheria, Napolitano prova a farsi perdonare ma rimedia solo una figuraccia da vile opportunista. Il mea culpa recita cosi’: “Sui fatti d’Ungheria Nenni aveva ragione”. Un po’ poco caro Presidente, certo che Nenni aveva ragione ma il fatto e’ che lei aveva torto. Un sincero pentimento avrebbe portato a parole di condanna verso chi, come lei e i suoi compagni di partito comunista, dal dopoguerra in poi ha sempre sostenuto Stalin e i suoi crimini e da quel regime riceveva soldi sporchi di sangue, ma forse era chiedere troppo e per questo continuera’ a non rappresentare tutti gli italiani ma solo una parte.

Sergio D’Elia, ex terrorista rosso già condannato per l’omicidio di un poliziotto attualmente parlamentare della sinistra, in visita al carcere di Pordenone snocciola con soddisfazione i numeri dell’indulto: 21.126 detenuti usciti dalle carceri, 37.620 quelli rimasti ancora dietro le sbarre. Per azzerare la popolazione carceraria ecco la ricetta D’Elia: legalizzazione delle droghe leggere, depenalizzazione dei reati commessi da tossicodipendenti e dulcis in fundo «la più grande amnistia della storia repubblicana». Probabilmente il deputato assassino non e’ completamente soddisfatto delle conseguenze del gesto di clemenza fortemente voluto da lui e dai suoi compagni, non gli e’ bastato lo spaventoso incremento del numero di scippi, rapine e furti dall’entrata in vigore dell’indulto, la sua sete di giustizia non e’ stata sufficientemente saziata dall’aver garantito l’impunità a migliaia di delinquenti che in carcere non entreranno mai. Dall’alto della sua autorità morale conferitagli dai compagni che lo hanno votato, vuole di piu’.

Soprattutto D’Alema ma anche Prodi e Parisi non stanno piu’ nella pelle, vogliono giocare con i soldatini. I tre statisti si atteggiano a duri «Siamo pronti a partire; pronti a guidare la spedizione» dicono a gran voce con Mussoliniana fierezza dagli schermi di tutte le televisioni. Peccato che i rischi di questa missione siano altissimi, Francesi, Tedeschi e Inglesi lo hanno capito e si stanno defilando. Ma tant’è i novelli condottieri non vogliono rinunciare alla loro partita a Risiko. Vogliono distinguersi dall’odiato Berlusconi e dalla sua convinta politica estera filoamericana e filoisraeliana. Sfruttando l’attuale debolezza di Israele, la quale ha dovuto ammettere, nonostante abbia colpito duramente il Libano, di non essere riuscita a distruggere gli hezbollah, vogliono arrivare a mettere in difficolta’ Israele e Stati Uniti. Insomma alla sinistra la guerra piace solo se e’ contro Israele e l’occidente.

Dopo aver definito “sproporzionata” la reazione di Israele agli attacchi terroristici, dopo aver definito la strategia di Olmert “un disastro politico”, il baffetto supera se stesso e si fa’ fotografare a braccetto di un ministro Hezbollah. “Incredibilmente a braccetto con un ministro che rappresenta un’organizzazione nemica della pace e non solo di Israele”, ha commentato il portavoce della Comunità ebraica. La mancanza di condanna degli hezbollah, terroristi che si fanno scudo di civili, e l’insistente critica allo Stato di Israele da parte del nostro ministro degli esteri rivelano la vera natura anti-israeliana e anti-americana di tutta la maggioranza di governo e non solo della sinistra radicale.

Prodi si inventa un milione di italiani pronti a votarlo alle prossime elezioni. Il Consiglio dei ministri ha infatti approvato le nuove norme sulla cittadinanza: gli extracomunitari in regola potranno averla dopo cinque anni di residenza, tempi dimezzati rispetto alla legislazione precedente. In più viene introdotto il principio dello jus soli, che garantisce la cittadinanza a chi nasce nel nostro Paese. Questi provvedimenti oltre che scardinare la nostra identità nazionale contribuiscono ad alimentare l’immagine di “Italia Eldorado per gli immigrati” che questo governo ha creato fin dal suo insediamento.

…ma non si sbaglia mai. Il sospetto che questa finta liberalizzazione fosse da tempo pianificata in casa ds era alimentato dal ricordo della campagna sui prezzi dei farmaci realizzata quest’inverno da Coop e sostenuta dalle associazioni di consumatori amiche. Il fatto che, senza nemmeno aspettare la conversione in legge del decreto Bersani, sul sito Coop si trovi questo annuncio: “Sei un farmacista? Vuoi lavorare con noi? clicca qui”, non lascia alcun dubbio sulle intenzioni del governo. Peraltro non c’e’ alcun dubbio anche sul fatto che le coop ricambieranno il favore riversando fiumi di denaro sotto forma di pubblicita’ sui media, soprattutto locali, i quali, a loro volta, non potranno non avere un atteggiamento benevolo verso la sinistra.

Ieri e’ stata approvata la prosecuzione della partecipazione italiana ad un nutrito pacchetto di missioni internazionali, tra le quali quelle in Iraq e Afghanistan dove tra l’altro sono cambiate le regole d’ingaggio passate da “peacekeeping” a “combat”. Al summit di Roma D’alema ha dato il suo placet ad una missione di pace in Libano che di pacifico ha solo il nome visto che dovra’ disarmare gli Hezbollah. Rispetto ai tempi del guerrafondaio Berlusconi lo scenario dell’impegno militare italiano non mi sembra particolarmente mutato, anzi. Ora mi chiedo, ma dove sono andati a finire i vari Bertinotti, Caruso, Agnoletto pacifisti doc che andavano a braccietto con chi voleva 10-100-1000 Nassirya, dov’e’ quel Pecoraro che tra una richiesta di ritiro dall’Iraq e l’altra sghignazzava con il suo amico pacifondaio Errani al funerale dei carabinieri caduti in Iraq, dove sono quei toccanti servizi giornalistici sulle atrocita’ commesse dai nostri militari e dai loro colleghi angloamericani, e quei simpatici cortei organizzati dalla triplice dove si inneggiava alla pace e all’articolo 11 della Costituzione? Che dire poi di tutte quelle belle bandiere colorate che sventolavano dalle finestre delle case di tanti italiani, non ne vedo piu’ una. Erano utili o idioti?

Dal decreto Bersani 1000 euro di risparmi all’anno. Questo il risultata di una ricerca delle due associazioni finanziate dalle coop Federconsumatori e Adusbef, ripreso ed esaltato da tutti i maggiori organi d’informazione, da Repubblica al Corriere, dal Tg3 a Radio24, tutti a fare a gara per vedere chi e’ piu’ filogovernativo. Peccato che quella ricerca sia un concentrato di bugie e falsificazioni.
Sul decreto delle finte liberalizzazioni si sta assistendo ad una campagna propagandistica di portata eccezionale, mirata ad ingannare i cittadini ed a screditare le categorie colpite.

La sentenza emessa dalla corte presieduta da Liviana Gobbi con cui è stata respinta la richiesta di custodia in carcere nei confronti di 18 sospetti terroristi islamici afferma il principio che «…restano esclusi dall’ambito della definizione di terrorismo gli atti di violenza, da chiunque compiuti, contro militari impegnati in un conflitto armato». Questa sentenza ricalca, in maniera ancora piu’ inequivocabile, quella emessa dal tribunale di Milano nel gennaio del 2005 da Clementina Forleo la quale legittimava il reclutamento in Italia di aspiranti suicidi da inviare in Iraq. La differenza tra i due casi e’ che nel 2005 al ministero della giustizia siedeva Roberto Castelli il quale cerco’ di contrastare in ogni modo la follia di certi magistrati, mentre oggi la sinistra antioccidentale e filoterrorista che e’ al governo mostra una straordinaria unita’ di intenti con le toghe rosse.

Per non dimentiCarlo, questo e’ il nome della manifestazione svoltasi a Genova per non dimenticare la morte di Carlo Giuliani. Giusto onorarne la memoria, ma non si puo’ utilizzare una tragedia come la morte di un ragazzo per ribaltare la realta’. Quello che il regime sta confezionando ad arte e’ una riscrittura della storia del g8 completamente falsa. Per capire come il minculpop rosso sta organizzando la propaganda, basta aver visto lo speciale di Giovanni Minoli sugli scontri al g8 del 2001. Una ricostruzione vergognosa, dalla quale ne usciva che i manifestanti violenti e devastatori erano poveri agnellini indifesi ed i poliziotti posti a tutela dell’ordine pubblico dei sadici picchiatori. Spiace anche vedere un professionista serio e capace come Minoli prestarsi a falsificazioni di tale portata.

Anche ieri un barcone di immigrati clandestini e’ arrivato sulle coste siciliane. Da quando i compagni sono al governo sono aumentati in maniera esponenziale gli sbarchi di immigrati dal Nord Africa. Il passaparola fra i disperati funziona benissimo, centinaia di migliaia di clandestini sono pronti a sbarcare verso il nostro Paese, attratti dalle promesse più assurde (casa, permesso automatico, cittadinanza…).fatte da vari esponenti della maggioranza e soprattutto dal ministro comunista Ferrero di cui ricordiamo la sparata piu’ grossa: “l’Italia accogliera’ chiunque arrivi”.

Grazie all’apertura di una procedura di messa in mora contro l’Italia da parte della UE sollecitata dalla associazione di consumatori controllata dalle Coop, adiconsum, e sollecitata dai compagni Gruber e Giulietti all’europarlamento, il ministro Gentiloni puo’ annunciare lo slittamento al 2012 del passaggio al digiltale terrestre. Il centrosinistra porta indietro le lancette dell’orologio dell’innovazione tecnologica che creava piu’ canali, piu’ spazi, piu’ opportunita’ per tutti. Ora e’ solo questione di tempo e arrivera’ l’esproprio proletario per Mediaset e il regalo agli editori servi del regime De Benedetti e Mieli.

Finisce a tarallucci e vino tra Bersani e tassisti con quest’ultimi che esultano per la vittoria. Questo finale tragicomico svela il vero scopo del decreto, alzare una cortina fumogena sul decreto Visco e sulla enorme quantità di provvedimenti illiberali e punitivi che contiene a partire dalla schedatura di ogni movimento bancario, prerequisito fondamentale per l’introduzione della famigerata patrimoniale che prima o poi Visco, il dracula rosso, ci regalera’.

Il comando generale avvisa i cinque più alti ufficiali delle fiamme gialle lombarde del trasferimento in blocco. Il pool della Gdf milanese commise l’errore di indagare sui conti segreti all’estero del numero uno di Unipol Consorte e intercettò le conversazioni del segretario Ds Fassino (E allora siamo padroni di una banca?). Finalmente non ci sara’ piu’ alcun ostacolo al completo insabbiamento dell’inchiesta da parte dei compagni magistrati della procura di Milano.
Quello di Visco e’ un attacco gravissimo alla democrazia, ma che sgombra il campo da ogni dubbio sul tipo di regime che i compagni stanno instaurando.

Il ministro cattocomunista ha avviato la verifica dei requisiti per l’iscrizione all’albo del ministero delle due comunità di recupero. Questo improvvido provvedimento, rappresenta un chiaro messaggio mafioso a Muccioli e a Don Gelmini. L’azione di “normalizzazione” del Paese continua,  ecco che dopo gli attacchi alle categorie professionali ritenute avversarie, ora è la volta del volontariato non allineato a sinistra.

Giovanni Russo Spena annuncia che una sala del senato sara’ intitolata al ragazzo morto durante il G8 di Genova mentre cercava di fracassare il cervello di un carabiniere con un estintore. Pur rispettando la tragedia non si puo’ non rimanere sbigottiti davanti al processo di beatificazione portato avanti dalla sinistra nei confronti di un ragazzo che in fin dei conti stava cercando di uccidere.

Nel decreto delle finte liberalizzazioni e’ prevista una riduzione indiscriminata del 20% del compenso giornaliero di chi è in missione all’estero.
La bastonata è privilegio di militari e polizie, non è concertata, non colpisce la processione di «missionari» dei ministeri dell’Economia, degli Esteri, dell’Istruzione, delle Regioni con i lussuosi uffici di rappresentanza a New York e neppure i parlamentari che visitano i militari in missione. Solo militari e polizie.

Tra le pieghe del decreto Visco, nel silenzio assoluto, si trova che ogni banca o intermediario finanziario dovrà rendicontare elettronicamente all’Anagrafe tributaria ogni minimo movimento di denari, tutto tranne i bollettini postali inferiori ai 1.500 euro. Controllati e schedati, il vecchio sogno sovietico finalmente realizzato dai compagni nostrani. Dieci anni di stronzate burocratiche sulla privacy vengono sotterrate da un decreto del governo.

Rinvio a giudizio per Silvio Berlusconi, Fedele Confalonieri e altre 12 persone: questa la decisione della Procura di Milano per l’inchiesta sui diritti Mediaset. Dura la replica dell’azienda: «Non vi è stato nessun reato, né danno agli azionisti». Prosegue l’azione della magistratura come braccio armato della sinistra.

Sul corriere della sinistra leggo «Chi ha espresso soddisfazione per la decisone del governo per l’introduzione della vendita dei medicinali da banco nei supermercati sono le Coop che dallo scorso novembre avevano già lanciato la campagna “Farmaci più liberi, prezzi più bassi”». Ma va’ perfino il quotidiano comunista diretto da Mieli non puo’ nascondere l’evidenza. Quello che e certo e’ che le liberalizzazioni della sinistra colpiscono solo ceti e professioni, a torto o a ragione ritenuti «privilegiati» e, per questo, vicini al centrodestra. Mentre non si prendono in considerazione macroscopiche posizioni di rendita – si pensi alla grande industria, il sindacato, il pubblico impiego – dove la cultura del mercato ha cittadinanza ancora più incerta.

Imprese e società immobiliari non possono più detrarre l’Iva sugli immobili acquistati e sui canoni di locazione dei fabbricati in affitto. Il cambio di regime fiscale non si applica solo alle nuove transazioni immobiliari, ma anche a quelle avvenute negli ultimi cinque anni. Il vecchio regime prevedeva che sulle transazioni immobiliari si pagasse l’Iva al 20 per cento che veniva, poi, riassorbita totalmente con una detrazione d’imposta in dieci anni. In parole povere, chi ha comprato ieri un immobile ed aveva fatto un piano finanziario che prevedeva il riassorbimento dell’Iva, oggi si ritrova a pagare quella parte dell’Iva che si era già detratta in tre rate nei prossimi tre anni. Questa incredibile iniziativa svela la vera natura autoritaria ed illiberale di personaggi come Bersani e Visco che si definiscono ex comunisti, ma forse e’ meglio levare il suffisso.

Il funzionario del Sismi avrebbero aiutato la CIA ad organizzare il rapimento del sospetto terrorista Abu Omar. Mancini, punta di diamante del nostro controspionaggio, si e’ distinto in numerose operazioni di intelligence che hanno contribuito ad evitare al nostro paese attentati come quelli di Londra o Madrid. Il KGB poteva aiutare le Brigate Rosse a fare strage di Italiani, il Sismi non può aiutare la CIA a catturare un imam che recluta terroristi di Al Quaeda.

Mentre tutti gli organi d’informazione d’Italia fanno a gara per vedere chi è piu’ filo governativo il ministro Fisco continua l’opera di oppressione fiscale e burocratica. L’ultimo trovata e’ l’aumento dell’IVA su cioccolata caramelle e affini dal 10 al 20%, ma forse e’ ancora peggiore la revisione del meccanismo di tassazione delle stock option. La norma che dovrebbe far rientrare la tassazione sulle stock option nel meccanismo della tassazione da reddito da lavoro portando le attuali aliquote da capitale gain del 12,5% (per ora) anche al 43%. Complimenti compagno Fisco.

Colpevoli di essere parte dell’odiato mondo delle partite iva saranno messi in ginocchio per mano del compagno Bersani tanto amato dai confindustri (che guarda caso non vengono toccati dal decreto). L’assurdita’ di questo provvedimento si puo’ spiegare solo con il tentativo della sinistra di far ricadere nel mondo coop la categoria dei tassisti fino a ieri lavoratori autonomi. Con questo decreto verrebbe meno il principio «un uomo, una macchina», e si dà la possibilità a un unico soggetto di gestire più licenze e chi potra’ mai essere questo soggetto? La coop sei tu chi puo’ darti di piu’?

Prosegue la Zapaterizzazione dell’Italia. La nuova disciplina dei servizi sociali in Puglia, approvata a maggioranza dopo duri scontri, regola i servizi sociali per le famiglie. Il sistema di welfare state voluto da Nichi Vendola, garantisce a pieno titolo le unioni di fatto, comprese le coppie gay, equiparandole alla famiglia.

Il presidente del Senato Marini ha tolto la parola al Polo durante il voto di fiducia al governo su due decreti. A questo punto è esplosa la giusta protesta. Il senatore di Fi Malan è stato espulso, ma si è rifiutato di lasciare l’Aula. La situazione si è sbloccata solo dopo 8 ore di “occupazione”. Sgradevole ma tipico dei regimi coumisti tappare la bocca all’avversario politico.Onore a Malan che si e’ ribellato di fronte all’arroganza dei comunista.

Il ministro vuole innalzare il quantitativo massimo di cannabis detenibile senza incorrere nella presunzione di spaccio e in provvedimenti punitivi fino all’arresto e al carcere. In sostanza verra’ depenalizzato il possesso di droghe leggere. Dopo le stanze del buco del comunista Ferrero arriva anche la liberalizzazione di fatto delle droghe leggere della diessina Turco. Grazie compagni.

Per agevolare il sogno giustizialista e comunista occorre non fare prigionieri. E dopo aver liberato i lottacontinuisti, premiato i brigatisti, insediato uno stalinista al Quirinale ed un trotzkista a Montecitorio, dopo 60 anni i comunisti sbattono i Savoia in galera e tornano a perseguitare gli eredi del Msi: dopo il portavoce di Fini pare che passeranno al setaccio tutta Alleanza nazionale. Ora e’ il turno dell’ex presidente della Regione Puglia Raffaele Fitto. Agli arresti domiciliari anche l’imprenditore Angelucci, editore di Libero e azionista del Riformista.

La giustizia in mano ad un balordo. E’ stato denunciato per traffico di droga, porto abusivo di armi, fabbricazione di bombe, violenze, lesioni: il neo onorevole Farina è il vicepresidente della Commissione Giustizia. Ha fatto scalpore il caso di Sergio D’Elia, già terrorista di Prima linea ed ora segretario d’aula a Montecitorio. Ma il centrosinistra e’ andato ben oltre, ha nominato numero due dell’ organismo che fissa le regole per i magistrati un uomo che ha messo insieme una fedina penale di quattro pagine. Sembra una barzelletta, invece è tutto vero.

“Sto pensando a una legislazione umana e saggia per le unioni di fatto, omosessuali e non, cosa che sta a cuore a noi e a molti di voi”. Questo e’ quello che la pollastrina ha detto al gay pride di Torino. Se qualcuno, soprattutto fra i cattolici che hanno votato per la sinistra del travestito Luxuria, ha ancora dei dubbi su quello che sara’ la famiglia nell’epoca Prodiana e’ servito.

Con la nomina di altri tre sottosegretari il governo Prodi ha raggiunto quota 102 membri, superando così il record dell’Andreotti VII che giurò il 13 aprile 1991 e che annoverava 101 esponenti. E’ questo il coraggio di cui parlava mortadella quando disse: “Dobbiamo avere il coraggio di stupire.”?

Sergio D’Elia ex membro dell’organizzazione terroristica di sinistra Prima linea, condannato a 25 anni di carcere per l’omicidio del 1978 a Firenze dell’agente di polizia Fausto Dionisi, non solo è diventato deputato ma è stato pure eletto martedì segretario di presidenza della Camera dei deputati. Questa nomina rappresenta una grave provocazione e un’offesa nei confronti dello Stato di diritto, oltre che dei familiari dell’agente Dionisi barbaramente ucciso.

Parata fortemente voluta da Ciampi e amata dagli Italiani quest’anno ha rischiato di cadere sotto il fuoco dei compagni pacifisti, i quali hanno comunque ottenuto un forte ridimensionamento della stessa e la promessa di abolizione il prossimo anno. Bertinotti si è appuntato al bavero una spilla con la bandiera arcobaleno della pace provocando la giusta irritazione dei militari presenti. Qualora ci fosse ancora bisogno di dimostrare come la sinistra, non fa altro che andare contro i valori e la dignità dello Stato Italiano.

Sua Eccellenza il Ministro Segretario di Stato alla Giustizia, Clemente Mastella, ha firmato il decreto volto a concedere la grazia ad Ovidio Bompressi. L’ex di Lotta Continua stava scontando una pena definitiva a 22 anni di reclusione, in quanto ritenuto l’esecutore materiale dell’omicidio del commissario Calabresi.
In questo provvedimento ci sono almeno due ingiustizie. La prima nei confronti delle vittime del terrorismo e dei loro parenti. La seconda ingiustizia riguarda tutti quei detenuti che nelle medesime condizioni di Bompressi hanno chiesto la grazia e se la sono vista negare.

Ferrero vuole “sanare” subito 480mila clandestini e soprattutto dare un permesso di soggiorno a chi cerca lavoro, autorizzando, di fatto, chiunque ad entrare illegalmente nel nostro paese. In questo modo, mentre Spagna e Francia stanno adottando leggi piu’ rigorose in tema di immigrazione, l’Italia si appresta a ritornare, come lo era all’epoca del primo governo Prodi, il ventre molle del mediterraneo.

Intervistato a Genova per i festeggiamenti del primo maggio riguardo il rifinanziamento dell’intervento in Afghanistan, il comunista Bertinotti si sottrae dalla discussione dicendo che oggi si parla di lavoratori. Il giornalista gli fa allora presente che anche i militari sono lavoratori. “No, sono militari e in Afghanistan svolgono una funzione”.
I poliziotti saranno molto contenti del fatto che il segretario della camera presieduta dal subcomandante Fausto e’ un signore condannato a 25 anni per l’omicidio di svariati loro colleghi.

A chi ritiene che Napolitano non può essere definito “comunista”, ricordo che nel 1956, all’indomani dell’invasione dei carri armati sovietici a Budapest, mentre Antonio Giolitti e altri dirigenti di primo piano lasciarono il Pci, Napolitano arrivò a bocciare con durezza questa scelta dell’esponente comunista piemontese, profondendosi in elogi non solo di Togliatti, ma anche dei sovietici. L’Unione sovietica, infatti, secondo lui, sparando con i carri armati sulle folle inermi e facendo fucilare i rivoltosi di Budapest, avrebbe addirittura contribuito a rafforzare la «pace nel mondo».
In Ungheria il 23 ottobre 1956 operai e studenti diedero il via a una rivolta generale chiedendo il ritiro delle truppe sovietiche e radicali riforme. Il 2 novembre il capo del governo Imre Nagy proclamò la neutralità del Paese e chiese l’intervento dell’Onu ma il 4 novembre intervenne l’armata rossa che represse la rivolta dopo una resistenza eroica degli anticomunisti ungheresi che continuarono a combattere sino l’anno successivo: gli storici fanno una stima dei morti ungheresi che è tra le 25.000 e 50.000 persone oltre circa 7.000 soldati sovietici uccisi in combattimento. Negli anni seguenti tra le circa 2.000 esecuzioni dei condannati a morte vi fu quella di Imre Nagy; circa 250.000 ungheresi emigrarono per evitare persecuzioni politiche. Con l’avvento della democrazia in Ungheria la data del 23 ottobre è diventata festa nazionale.

Con soli 543 voti su 1009 il diessino Napolitano sale al Quirinale. Alla fine i cosacchi sono riusciti a portare i loro cavalli a bere nelle fontane di piazza San Pietro. L’elezione di un comunista alla Presidenza della Repubblica Italiana e’ lo spunto per aprire un blog che vuole essere solo un resoconto, un diario degli scempi che questa sinistra si sta avviando a compiere nel nostro paese.